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Cassini e gli anelli di Saturno, la storia va avanti

ROMA  – Quando una missione spaziale finisce, non lo fa veramente. Questo succede grazie all’enorme mole di dati che nel corso dei mesi e degli anni successivi alla fine tecnica della missione continuano a essere letti e analizzati dagli scienziati di tutto il mondo, dando luce nuova ai misteri dell’Universo.

E’ il caso anche della missione Cassini, la cui sonda ha orbitato intorno a Saturno per tredici anni e oggi ci rivela nuovi dettagli inaspettati sugli anelli del sesto pianeta del Sistema Solare.

Sulla prestigiosa rivista scientifica Science è stato infatti appena pubblicato uno studio che mostra gli anelli di Saturno mettendo al centro la loro composizione chimica e la loro struttura. Grazie alle immagini raccolte dalla sonda Cassini prima dello spettacolare tuffo finale del settembre 2017 che ha portato alla sua distruzione, sono emersi dettagli senza precedenti, come i colori, la chimica e la temperatura degli anelli. Perché sono dati importanti? Perché ci aiutano a capire molto di come si sia evoluto il nostro Sistema Solare.

Innanzitutto, ha spiegato l’astrofisico Gianrico Filacchione dell’Inaf, è emerso che “le zone più dense degli anelli appaiono più ricche di ghiaccio d’acqua e di contaminanti, e sono generalmente più fredde. Pur essendo dominati entrambi dal ghiaccio d’acqua, lo spettro degli anelli appare molto più arrossato di quello dei satelliti ghiacciati di Saturno per via della maggiore concentrazione di contaminanti”. I contaminanti potrebbero essere stati o materiali organici, oppure particelle di carbone amorfo o di silicati. Ci sono poi alcuni anelli, come quello denominato ‘F’, per esempio, che presentano delle striature tali da far dedurre che si siano formate a causa di una serie di impatti avvenuti nello stesso momento. Questo significa che gli anelli più esterni di Saturno possono essersi modellati a causa di materiale orbitante intorno al pianeta e non già, come si credeva in precedenza, da resti di comete che si trovavano intorno al Sole.

Non solo anelli, però. Quest’ultimo studio sui dati di Cassini ha esaminato anche le piccole lune che si trovano tra gli anelli stessi.

“Nuovi dettagli su come le lune scolpiscono gli anelli in vari modi forniscono una finestra sulla formazione stessa del Sistema solare”, considerando che “i dischi protoplanetari si evolvono sotto l’influenza delle masse incorporate al loro interno”, ha spiegato Matt Tiscareno, prima firma dell’articolo su Science.

Per la raccolta dei dati spettrali, cioè quelli che hanno restituito la composizione chimica degli anelli, il gruppo ha utilizzato anche lo spettrometro VIMS per il quale L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha fornito il canale visibile, che ha potuto osservare gli anelli con risoluzioni spaziali senza precedenti, fino a 20-30 km per pixel, permettendo così di investigare le variazioni di composizione insieme alle immagini ottenute dalla camera.L’Agenzia spaziale italiana aveva anche sviluppato lo strumento HASI che ha misurato le proprietà fisiche dell’atmosfera e della superficie di Titano. Lo strumento era montato su Huygens, lander dell’Agenzia spaziale europea che completava la missione Cassini.

Lo studio pubblicato su Science “dimostra quanto importante sia caratterizzare con alto dettaglio spaziale le proprietà di questi sistemi e le possibili loro correlazioni per comprendere la loro evoluzione nel tempo”, ha spiegato Christina Plainaki, Planetary and Solar System Scientist dell’Agenzia Spaziale Italiana. “In vista di future missioni ai sistemi dei pianeti giganti è fondamentale comprendere il più possibile l’interazione delle particelle e dell’ambiente con gli anelli e i satelliti, anche attraverso lo studio delle proprietà fisiche e chimiche di questi oggetti”, ha detto ancora Plainaki.

La missione Cassini Huygens, il cui lungo viaggio è cominciato nel 1997, è nata grazie alla collaborazione tra la Nasa, l’Esa e l’Asi. Terminata il 15 settembre 2017 alle 12:00 ora italiana con quello che la Nasa ha da subito ribattezzato il gran finale, un tuffo in picchiata verso il suolo di Saturno, alle sue spalle lascia un’eredità enorme fatta di 599 giga di dati, quasi 380mila foto scattate, 243 orbite completate, 157 flyby ravvicinati e 3,5 milioni di chilometri percorsi.

Le ultime novità prima di queste erano arrivate in gennaio, quando un team coordinato dall’università Sapienza aveva scoperto che gli anelli di Saturno sono molto più giovani rispetto al pianeta e che i venti del gigante gassoso si estendono ad una profondità di 9000 km.

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17 Giugno 2019
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