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Ricerca e finanza ‘verde’: il ruolo chiave delle donne

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Barbara Amerio Group e Cristiana Talon sono due imprenditrici decise a rivoluzionare il mondo della cantieristica scommettendo sul green, con una fibra sostenibile che andrà a sostituire la vetroresina nella produzione degli yacht
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ROMA – Ricerca e sviluppo sostenibile al femminile si incontrano nel connubio Barbara Amerio (Permare Group)-Cristiana Talon (GS4C), due imprenditrici decise a rivoluzionare il mondo della cantieristica, tradizionalmente al maschile, scommettendo sul green con una fibra sostenibile che, nella produzione degli yacht, andrà a sostituire la vetroresina, difficilmente smaltibile a fine vita.

Quella che Talon definisce una “magia”, resa possibile grazie ad Assolombarda “che ha organizzato l’incontro nel 2019”, è stata presentata oggi nel corso della prima tavola rotonda del webinar ‘Women in Green Growth’, organizzato dall’Ambasciata britannica in Italia insieme a STEAMiamoci, parte della serie di eventi ‘Women in…’ promossa dall’ambasciatrice Jill Morris e della campagna ‘All4Climate’ promossa dal ministero della Transizione Ecologica italiano. E la scommessa dell’azienda nautica sanremese è solo un esempio di quell’economia verde che sembra permearsi sempre più del contributo femminile a tutti i livelli, nel circuito virtuoso che sta alla base dell’economia circolare, dove ricerca, università e imprese fanno squadra per uno sviluppo realmente sostenibile.

Ne è convinta Alessandra Lucini Paioni, appassionata di materie scientifiche fin da bambina, laureata in Fisica della Materia e oggi ricercatrice dell’università di Utrecht. “Lo sviluppo di materiali e energia pulita è uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da realizzare entro il 2030, che comprende una serie di azioni necessarie, tra cui l’obiettivo dell’uguaglianza di genere- ricorda nel corso del suo intervento la scienziata-. Nella mia esperienza le cose stanno migliorando, ci sono sempre meno barriere per le ragazze che vogliono intraprendere le materie scientifiche, ma è ancora necessario un forte impegno sociale, continuare a sensibilizzare su questa tematica e cambiare la mentalità verso le donne che ricoprono posizioni in ambito scientifico”.

La disuguaglianza di genere non è solo una questione morale, è una questione economica e ambientale– commenta l’ambasciatrice britannica Jill Morris-. È nostro compito ispirare le nuove generazioni di donne attraverso la valorizzazione dell’eccellenza al femminile. In particolare, oggi ci siamo concentrati su imprenditoria e finanza verde, uno dei pilastri della Cop26, il cui summit sarà ospitato a Glasgow a novembre prossimo. La finanza green- aggiunge- è alla base di tutte le altre campagne Cop: adattamento e resilienza, transizione energetica, natura e veicoli a zero emissioni. Senza i giusti livelli di finanziamento, il cambiamento verso un’economia sostenibile non è possibile. E perché il cambiamento sia efficace, è necessario coinvolgere tutta la società, le donne in primis”.

Un intento fatto proprio anche da STEAMiamoci, il progetto lanciato nel 2016 per ridurre il gap di genere, sostenere l’importanza delle donne nel tessuto culturale e produttivo, trovare misure per aumentarne inclusione e valore. “Il mondo- dice Anna Carmassi, project leader di STEAMiamoci- ci interroga sui nostri modelli economici e sui nostri valori, ci chiede di reinventare le nostre realtà produttive. Le soluzioni richiedono competenze Stem che sono e saranno le competenze del futuro. Da qui l’urgenza di mobilitare anche i talenti femminili per costruire, insieme, una prospettiva di salute, stabilità, equità, sostenibilità”.

In questo quadro gli atenei hanno un ruolo chiave, “non solo per l’attività di ricerca, ma anche in relazione alle azioni che si possono promuovere per avere un impatto importante sul territorio”, riflette Gabriella Pasi, pro-rettrice per l’internalizzazione dell’università Milano-Bicocca, che, nel corso della tavola rotonda, elenca le iniziative promosse da Bicocca. Dal “progetto weTree concepito da Ilaria Capua, Ilaria Borletti Buitoni e Maria Ludovica Gullino, in cui la rettrice Iannantuoni è membro del comitato promotore, finalizzato a realizzare aree verdi nelle città italiane da intitolare a donne”, al “green campus” che ha l’intento “di ampliare le zone verdi del campus e renderlo più vivibile per studenti e cittadini della zona”.

Attore fondamentale della partita è la finanza, sempre più sensibile all’ingresso delle donne nel settore e nell’affiancamento delle piccole e medie imprese interessate a un percorso di sostenibilità. E proprio il ruolo svolto dalle donne nella finanza verde, in particolare le sfide e le strategie utilizzate da donne di successo per attrarre l’interesse degli investitori, è stato l’oggetto della seconda tavola rotonda, in cui Emma Harvey (Green Finance Institute), Anna Lambiase (V-Finance), Paule Ansoleaga Abascal (Bcci Inclusive Finance), Sharon Lewis (Hogan Lovells), e Alessandra Franzosi (Borsa Italiana), hanno dato vita ad un dibattito, in cui le partecipanti d’oltremanica hanno illustrato una prospettiva britannica, spesso molto simile a quella italiana. “Fino a poco tempo fa gli investitori consideravano gli investimenti verdi un costo- sottolinea Silvia Sacchi, giornalista del Corriere della Sera che ha moderato l’incontro-. Oggi l’atteggiamento è cambiato: gli investitori sono molto attenti alla sostenibilità dell’impresa, perché è un elemento considerato centrale dalle generazioni più giovani”.

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