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Violenza donne, ‘Signal for help’ utile o pericoloso?

Si tratta di un segnale ideato da due organizzazioni canadesi per le donne vittime di abusi domestici. Lanciato durante il lockdown nella prima fase della pandemia è divenuto virale in queste ore grazie al video diffuso in un tam tam social internazionale.

Pubblicato:17-03-2021 15:15
Ultimo aggiornamento:17-03-2021 15:17

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ROMA – “Da qualche ora gira un video in cui si mostra un segnale attraverso l’utilizzo della mano, per chiedere aiuto se ci si trova in una situazione di violenza. Il video riprende una campagna avviata durante il lockdown del 2020 in Canada per aiutare le donne che in quel periodo si trovavano recluse in casa con i maltrattanti. Ben vengano iniziative di sensibilizzazione che possano contribuire all’emersione del problema, abbiamo bisogno di tutti i mezzi possibili. Rimane comunque il tema che oltre la situazione di emergenza contingente spesso le donne non sanno come proseguire il percorso e non trovano una presa in carico specializzata“. La vicepresidente di fondazione Pangea Onlus, Simona Lanzoni, commenta così all’agenzia di stampa Dire il ‘Signal for help’, il segnale ideato da due organizzazioni canadesi per le donne vittime di abusi domestici lanciato durante il lockdown nella prima fase della pandemia e divenuto virale in queste ore grazie al video diffuso in un tam tam social internazionale. “Oltre a un segnale di richiesta di aiuto- continua Lanzoni- dovrebbero esserci risposte concrete, specializzate, da parte di tutti gli attori in causa come le forze di polizia, la procura, la magistratura, i servizi sociali, le avvocate e gli avvocati specializzati sulla violenza e, naturalmente, i centri antiviolenza e le case rifugio, perché oggi in Italia il ‘Codice Rosso’ troppo spesso non risolve la situazione di violenza. Va decisamente rivisto. A ogni iniziativa di questo tipo dovrebbero seguire risposte operative da parte di chi lavora specificatamente sul tema della violenza e che, per questo, sia in grado di affrontare tutte quelle dinamiche complesse che si verificano nel percorso a ostacoli di fuoriuscita. Altrimenti ogni iniziativa rischia di rimanere fine a se stessa”

Lanzoni ricorda che, durante la pandemia e nel primo lockdown, “come rete antiviolenza Reama di fondazione Pangea Onlus ci siamo interrogate su come intercettare le donne chiuse in casa con i maltrattanti e, grazie al supporto di Reama, al nostro gruppo di avvocate specializzate sulla violenza e alle modalità di presa in carico online dei nostri due sportelli (qui si possono trovare gli indirizzi e i numeri a cui rivolgersi https://www.reamanetwork.org/2018/10/03/chi-siamo/) abbiamo voluto tradurre il bisogno in risposte attraverso strumenti efficaci. Ogni iniziativa estemporanea, seppur fatta in buona fede, può diventare un boomerang senza il supporto di una competenza specifica– avverte la vicepresidente di Pangea- Se vivete una condizione di violenza, non esitate quindi a scriverci su sportello@reamanetwork.org o a rivolgervi a persone competenti. E se vi trovate in una condizione di pericolo chiamate il 112, scaricate l’app YouPol o chiamate il 1522. La violenza sulle donne non ammette improvvisazione”, conclude.

SIGNAL FOR HELP, GARGANO (BEFREE): “INADEGUATO E PERICOLOSO

“È evidente che chi pensa a un meccanismo simile non capisce che cos’è la violenza di genere, che di norma avviene nell’ambito della coppia e si sviluppa nella convivenza, in un crescendo. È inadeguato e pericoloso, perché continua a rappresentare le donne come delle stupide, che non sono capaci di fare niente se non un gesto con la mano, non si sa nemmeno rivolto a chi”. È un giudizio lapidario quello di Oria Gargano, presidente di BeFree cooperativa sociale contro tratta, violenze, discriminazioni, sul ‘Signal for help’, il segnale ideato da due organizzazioni canadesi per le donne vittime di abusi domestici lanciato durante il lockdown nella prima fase della pandemia e divenuto virale in queste ore grazie al video diffuso in un tam tam social internazionale.


“Non è che uno ti rapisce per strada mentre tu cammini nella folla, fai questo gesto con la mano e qualche sconosciuto ti salva- continua Gargano in un’intervista all’agenzia di stampa Dire- Io non darei mai questo consiglio alle donne che seguo. Ancora prevale una narrazione convenzionale della violenza di genere, la visione per cui nell’ambito della coppia sia un impulso predatorio improvviso di un uomo, ma non è mai così: è un’escalation. Per questo, bisogna aiutare le donne a decodificare i segnali e andare contro la cultura che considera alcuni atteggiamenti, come la gelosia o il possesso, come segni dell’amore di lui. Le donne che vivono queste situazioni devono avere accesso a percorsi logici, adeguati”.

Secondo la presidente di BeFree, il problema è che non si capisce il meccanismo. Esistono alcuni numeri, come il 1522, il 118, i numeri di centri antiviolenza e case rifugio che sono enti adeguati a sostenere le donne– spiega- Sicuramente ci sono dei problemi, le donne devono essere maggiormente messe in sicurezza: da tempo noi chiediamo di ampliare il numero dei posti in casa rifugio, attualmente un decimo di quelle che dovremmo avere rispetto ai conti del Consiglio d’Europa. Bisogna aumentarli, perché le donne che riescono a scappare non possono essere accolte a causa dei posti non ancora sufficienti”, conclude.

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