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Last chance Canada, la Ferrari cerca la rivincita sulla pista di Villeneuve

Charles Leclerc ha lasciato una scia di bile tra Monaco e l'Azerbaigian, mentre la Red Bull in fuga ha pochissima voglia di guardare lo specchietto retrovisore

ROMA – Da Baku a Montreal, 15 ore di volo e un paio di continenti più in là. La Formula Uno cambia mondo: si va in Canada per la nona tappa del Mondiale, sul circuito che porta il nome di Gilles Villeneuve. La Ferrari ci si aggrappa, anche solo idealmente. Perché c’è un Mondiale che sta scappando via, un’affidabilità da ritrovare, sogni ancora in piedi ma chissà per quanto.

Charles Leclerc ha lasciato una scia di bile tra Monaco e l’Azerbaigian, mentre la Red Bull in fuga ha pochissima voglia di guardare lo specchietto retrovisore. Il doppio zero di Baku ha nutrito il fantasma delle insicurezze, in casa Ferrari. Tre ritiri per cause tecniche nelle ultime tre gare sono un tunnel con poca illuminazione. Tanto che se Leclerc continua a dettare pillole d’ottimismo e tigna (“Non mollo, voglio diventare campione”), Carlos Sainz ha già abbassato l’asticella: “Sono fuori dal Mondiale, ho fatto troppi errori”. Stavolta la benedetta power unit di Leclerc sarà protagonista su una pista, quella di Montreal, sulla quale il motore conta tantissimo.

Verstappen e Perez nel frattempo si godono la striscia di cinque gare che ha ribaltato i pronostici di inizio stagione: 80 punti di vantaggio in classifica Costruttori e 34 su Leclerc nella Piloti sono un margine di serenità. Sergio Perez, fresco di rinnovo, va quasi più forte del campione del mondo in carica. Insieme formano un ticket al momento difficile da battere sull’isola di Notre Dame: 4,361 chilometri per 70 giri tra e rettilinei e chicane, 14 curve in tutto. L’ultima volta – era il 2019 – Vettel vide sfumare il successo per una penalità di 5 secondi inflitta dopo aver stretto la Mercedes di Hamilton al 48esimo giro. Vinse l’inglese che ora deve battere prima di tutti il famigerato porpoising, i sobbalzi in rettilineo causati dall’effetto suolo. Le immagini del povero ‘vecchio’ Lewis dolorante con la schiena tra le mani al termine del GP dell’Azerbaigian sono diventate il simbolo di un disagio tecnico ma anche clinico: i piloti protestano e temono danni alla salute. In Canada, su una pista con un dritto da 2.200 metri, sono un tema molto serio. Non per niente l’ultima si chiama ‘muro dei campioni’: in Canada, in un senso o nell’altro, il Mondiale potrebbe cominciare a scriverci un nome sopra.

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2022-06-17T09:58:46+02:00