Renzi ha “Italia Viva” e “Movimento Viva” per Alessandro Di Battista

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – Tutti a giurare che mai e poi mai Di Battista lascerà il Movimento. Però basta fare un sondaggio tra il popolo ‘grillino’ e spunta subito un 30% che dà per imminente la scissione dal grosso dei ‘governisti poltronari’. Per Di Battista, e chi lavora per lui, più prima che poi, si dovrà prendere atto che è meglio seguire la strada già battuta da Matteo Renzi: stritolato dalle componenti a lui avverse nel Pd, si è creato il suo partito ‘Italia Viva’. Toccherà anche a Di Battista fondare il suo ‘Movimento Viva’, chiamando a raccolta i tanti ‘grillini’ che sono ancora anti tutto. Perché dopo lo scapaccione di Grillo il suo destino dentro il M5S è segnato. Saranno Conte, Fico e forse Di Maio a gestire la prossima partita elettorale. Con il presidente del Consiglio, riferiscono voci del Movimento, che non ci pensa proprio a creare il suo partito, perché quando si arriverà al voto il M5S sarà così dilaniato da lotte intestine che lo pregheranno in ginocchio di essere il loro leader… per tornare al Governo. Di Battista come Renzi, se vorrà contare e aver voce in partita, dovrà mettersi alla testa di un manipolo di parlamentari, molto meglio senatori visto che è in Senato che la maggioranza balla, e vedrà che, come d’incanto, troverà subito orecchie attente. D’altra parte si va verso un sistema elettorale incentrato sul proporzionale. Tradotto, significa che ogni partito, dal più piccolo al più grande, con urla di guerra si batterà fino all’ultimo voto. Finite le elezioni, contato il ‘bottino elettorale’, ci si metterà al tavolo per trovare l’accordo di governo e i relativi posti. Renzi e Di Maio fiutata l’aria a loro non favorevole stanno già inciuciando per bloccare il proporzionale? «Fa parte dell’accordo di Governo- sottolinea una fonte Dem- è il pilastro su cui si regge la maggioranza, i due resteranno a mani vuote e col 5% di sbarramento. Il Pd su questo è stato chiaro: si vota il taglio dei parlamentari e immediatamente si vara la nuova legge elettorale proporzionale per garantire pluralismo e rappresentatività. Il 20 settembre si vota il referendum confermativo, molto, molto prima si dovrà mettere a punto e approvare la nuova legge elettorale». Se no? La fonte Dem svicola, sottolineando solo che «nel Pd comincia già a manifestarsi e prendere consistenza un’area traversale che si è stufata del Conte Casalino».

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16 Giugno 2020
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