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La Placa (Sip): “Bambini migranti a rischio dopo 4-5 giorni viaggio”

Simona La Placa, responsabile Sip del gruppo di lavoro Bambino 'Migrante', spiega alla Dire la propria attività in occasione del Congresso di Pediatria Sip
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ROMA – Un lavoro integrato frutto di un “gruppo di lavoro dedicato al bambino migrante, distribuito su tutto il territorio dalle Alpi alle Piramidi come piace dire a noi, cioè da Udine a Palermo”. Simona La Placa, responsabile Sip del gruppo di lavoro Bambino ‘Migrante’, spiega così alla Dire la propria attività in occasione del Congresso di Pediatria Sip in corso a Roma. Si tratta di un’assistenza garantita su tutte le fasi dell’accoglienza. “Siamo pediatri per chi arriva dagli sbarchi e offriamo loro primissima accoglienza“, poi c’e’ anche una ‘seconda accoglienza‘, ovvero la presa in carico “di bambini stranieri che vivono in Italia, indipendentemente dal permesso di soggiorno perché i nuovi Lea prevedono che tutti i minori stranieri accedano al pediatra, indipendentemente dallo status. Si tratta quindi un’assistenza che non copre solo la malattia”.

Attenzione maggiore e’ dedicata alle condizioni igienico-sanitarie. “Il viaggio determina molto dello stato di salute dei migranti e anche le condizioni in cui vivono quotidianamente” . Patologie ricorrenti o specifiche “non ce ne sono, se non quelle legate al contesto in cui vivono. Allo sbarco possiamo notare problemi di tipo traumatico, per torture subite nei Paesi di provenienza, ma anche ustioni, contusioni, problemi ortopedici e patologie quali scabbia e pidocchi, cioè legate alle promiscuità dei luoghi in cui vivono”.

L’attenzione dei pediatri si concentra sullo stato di disidratazione dei piccoli. “I viaggi non sono mai particolarmente lunghi, ma senza acqua e cibo il rischio disidratazione e’ rilevante. L’esperienza di questi anni ci dice che nessun bambino e’ arrivato in condizioni così critiche da rendere necessario il ricovero per un grave stato di disidratazione. Certo, più i giorni passano e più i rischi aumentano”. Se la traversata rientra nelle 48-72 ore non dovrebbero esserci particolari problemi, “ma dopo 4-5 giorni il rischio e’ particolarmente elevato”, conclude.

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