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Rossignaud e il progetto ‘Newsmedia4Good’: “Con l’algoritmo le parole perdono significato, serve una nuova etica”

Maria Pia Rossignaud,
"Gli uomini dovrebbero imparare la cura dalle donne o la loro ricchezza diventa stereotipo" spiega all’agenzia Dire la giornalista e vicepresidente di TuttiMedia
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di Laura Monti

ROMA – “Nel contesto della comunicazione non abbiamo capito che ci stiamo avvicinando a un mondo dove le parole perdono di significato perché l’algoritmo non ne ha bisogno. È una crisi di cui sottovalutiamo l’importanza”. A dirlo in un’intervista all’Agenzia Dire è Maria Pia Rossignaud, giornalista e vicepresidente di TuttiMedia, l’osservatorio costituito nel 1996 con lo scopo di approfondire tutte le problematiche connesse alla comunicazione, a partire da quelle indotte dalle nuove tecnologie, tenendo sullo stesso piano giornalisti, editori e nuovi media come Google o Facebook.

A tal proposito, Rossignaud e l’Osservatorio hanno recentemente ideato il nuovo progetto ‘Newsmedia4Good’, rivolto direttamente ai ‘grandi della Terra’: “Vogliamo portare un messaggio al G20- ha detto Rossignaud- dicendo che è importante arrivare a una nuova etica che comprenda l’algoritmo ma in cui la sostenibilità economica dell’intero sistema dei media sia la priorità”. Come realizzarlo? “Innanzitutto dicendo ‘no’ al sensazionalismo, alle storie strillate e alla polarizzazione.

Vogliamo ritrovare il senso della notizia- ha spiegato la giornalista- e ridare valore alle parole che interpretano la realtà”. Per Maria Pia Rossignaud le tante criticità connesse al mondo nei nuovi media e dei social network derivano dal fatto che “il mondo va avanti e questi sono nuovi strumenti che dobbiamo imparare a usare in maniera etica e in modo giusto”. Un ‘work in progress’, da compiere mantenendo sempre una lettura critica: “É l’arma- ha ribadito- che ti permette di riconoscere le notizie che non hanno attinenza con la realtà e ti porta ad approfondire con altre voci”.

“Siamo all’alba di un nuovo giorno e va costruito con etica”, ha detto Rossignaud, che ha poi citato il fenomeno della cosiddetta ‘echo- chamber’ rappresentata dai social netowrk, “una stanza chiusa in cui senti sempre gli stessi discorsi: non è colpa di nessuno- ha spiegato- è l’algoritmo che pone le notizie in un ambiente dove vengono cliccate di più. Ma c’è un nuovo laboratorio con sede a Roma dove la Sony sta studiando il fenomeno cercando di capire gli utenti alla periferia delle ‘echo-chamber’: come entrano e come escono”.
E che apporto potrebbero dare le nuove tecnologie in una situazione come quella pandemica? “Certamente è importante il discorso sul ‘gemello digitale’, un ‘alter ego’ virtuale che
contiene tutti i miei dati, come la cartella clinica elettronica.

Tutti gli strumenti tecnologici protagonisti del nostro tempo dovrebbero essere divulgati, ma sempre con buon senso e a sostegno del benessere dell’uomo”, ha risposto Rossignaud, che sul tema di una società basata sulla raccolta dati in maniera etica ha anche scritto un breve saggio dal titolo ‘Oltre Orwell: il gemello digitale’, insieme al sociologo Derrik De Kerkhove. Oltre agli aspetti tecnologici, la pandemia ha messo in luce anche “stereotipi, che nonostante tutto nel 2021 sono ancora protagonisti, come testimonia il fatto che la maggior parte delle persone che hanno dovuto lasciare il lavoro sono donne. Pensare sempre all’altro essere umano, ad aiutarlo- ha detto ancora- è una caratteristica positiva delle donne, ma è anche uno stereotipo nel momento in cui non viene sostenuta e capita come preziosità. Gli uomini dovrebbero imparare la cura dalle donne e condividerne il fardello. Altrimenti- ha concluso Maria Pia Rossignaud- la nostra ricchezza diventa stereotipo e la nostra apertura all’altro ci ingabbia”.

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