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Il popolo russo anello debole? Quello che però può spezzare la catena

L'editoriale del direttore Nicola Perrone

VLADIMIR_PUTIN

ROMA – Sono più di vent’anni che la propaganda della cricca stretta attorno a Putin martella e ingabbia il cervello dei cittadini russi. Un popolo schiacciato dal potere centrale, che terrorizza minaccia e ingabbia chi non applaude la menzogna quotidiana propalata dagli sgherri del regime. Vecchia scuola. D’altra parte Putin, (lo ha detto lui stesso in più interviste), sin da bambino, piccolo di statura e gracile, cominciò subito a imporsi usando pugni e calci. Bastava un ciglio alzato, un parola mal capita, e il malcapitato anche se più grande si ritrovava addosso quel ‘Putinbull’. Quella attitudine gli aprì le porte del kgb, i servizi segreti sovietici, dove Putin fece esperienza e apprese tutte le tecniche per spiare, controllare e reprimere i critici del regime. Non è un presidente che segue una logica politica, di confronto, ma un boss che gestisce un apparato simil criminale che ha un unico obiettivo: restare al potere, arricchirsi e depredare.

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Prima della caduta del muro di Berlino, che travolse l’Unione sovietica ma non Putin, nei paesi controllati dal regime comunista di Mosca gli esecutori avevano addestrato la massa dei cittadini ad esprimere ogni giorno adesione alla propaganda del regime. E così, lo racconta Vaclav Havel, anni e anni in carcere come oppositore poi eletto Presidente della Federazione Cecoslovacca, anche nei negozi di alimentari il bottegaio metteva in mostra, tra pomodori e verdure, cartelli con gli slogan. Una messinscena, che sicuramente nessuno notava forse perché anche loro in ufficio replicavano la scena, ma che serviva a tranquillizzare gli spioni del brigante di turno che tutto era sotto controllo, che potevano continuare a rubare il rubabile. Incredibile, ma se spostiamo l’attenzione a quello che ci arriva dalla Russia di oggi ritroviamo lo stesso copione, forse aggiornato dalle nuove tecnologie. Ecco che basta prendere in giro la gloriosa Armata Rossa che ha invaso e sta massacrando l’Ucraina, come ha fatto il giovane scrittore Dmitry Glukhovsky idolo tra i giovanissimi, e subito scatta il mandato di cattura, con pena prevista fino a 15 anni di carcere duro. Lo stesso per chi si azzarda a definire guerra l’operazione speciale proclamata dal dittatore Putin.

Il messaggio ideologico del regime russo non può essere incrinato in alcun modo perché è il pilastro su cui si regge il sistema della cricca criminale. Però, c’è un però, alla fine questo pilastro poggia su qualcosa di molto instabile come la menzogna. Funziona fino a quando qualcuno è disposto a vivere nella menzogna. “Se il mondo deve cambiare in meglio-scriveva Havel- deve cambiare prima di tutto qualcosa nella coscienza dell’uomo, l’uomo deve in qualche modo ritornare in sé. Sotto la superficie ordinata della vita nella menzogna dorme la sfera segreta delle reali intenzioni della vita, della sua segreta apertura alla verità. Si tratta di uno spazio segreto e, quindi, nell’ottica del potere, molto pericoloso”… E’ una forza di opposizione a un livello del tutto diverso, quello della coscienza e della conoscenza umana… ogni libera espressione di vita è, indirettamente, una minaccia politica”.

Siamo ancora qui, a qualcosa di vecchio che grazie alla memoria sempre più corta viene riproposto senza vergogna. Che fare? La mia generazione, anche se viveva momenti duri davanti a sé, aveva comunque un futuro che sicuramente avrebbe portato quello che si desiderava. Abbiamo vissuto consumando a più non posso, convinti che si poteva fare, che madre terra sarebbe stata per sempre generosa nonostante i quotidiani oltraggi da parte dell’uomo. Certo, lo abbiamo fatto per noi ma anche convinti di poter lasciare qualcosa di buono e di meglio a quelli dopo di noi. Cambiamento climatico, siccità e carestie, pandemie covid e chissà che altro, adesso pure la guerra ci dicono che quel lusso del passato, il tanto tempo che abbiamo allegramente sprecato, non ce lo possiamo più permettere. E’ tempo di rimetterci a costruire il futuro per tutti non annegando l’umanità in una quotidianità che non lascia scampo. In molti, me compreso, abbiamo la sensazione di essere dei semplici spettatori, che le cose del mondo accadono e noi non abbiamo nessuna influenza, non contiamo nulla. Lo desiderano quelli che vogliono rimanere in sella per sempre, invece bisogna agire in ogni situazione, nonostante la situazione in cui ci ritroviamo. L’unico modo per creare reti, una comunità di uomini responsabili e capaci di innovare puntando sullo sviluppo sostenibile, unico per ritrovarci tutti insieme sulla nave Terra e non lasciarla a quei pochi stramiliardari che, incredibile ma vero, già adesso si affannano a parlare di costruire navi spaziali per scappare altrove. Loro non noi. Occorre invece riscoprire un noi impegnato alla costruzione comune perché, come ha detto il Cardinale Zuppi, presidente dei vescovi italiani, in un suo intervento “… tutti, e ognuno, custodiscono qualcosa che dà un significato alla fatica dello studio, del lavoro, dell’azione quotidiana. Non è ingenuità è realismo”.

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2022-06-09T16:11:14+02:00