Coronavirus, Federmoda: “È uno tsunami, da governo parole e pochi fatti”

Negozi chiusi e stagione estiva in alto mare, l'allarme di Federmoda: "Diamo lavoro a centinaia di migliaia di persone. È un settore strategico"
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ROMA – Negozi chiusi, vendite online spesso ferme, una stagione estiva che nel migliore dei casi farà fatica a decollare. L’impatto che il coronavirus ha avuto sul mondo della moda “è pari a quello di uno tsunami” secondo David Sermoneta, presidente di Federmoda Italia Roma, intervistato dall’agenzia Dire.

Che cosa ha significato l’emergenza sanitaria per la moda italiana e per il commercio legato al fashion?

“Uno tsunami. L’effetto è lo stesso perché di punto in bianco sono state azzerate tutte le attività. Ma la cosa che ci preoccupa di più è che non abbiamo una prospettiva di ripresa. I danni sono devastanti e la maggior parte di noi non sa come ripartire, soprattutto perché il nostro settore si basa molto sull’estero, quindi sul turismo. Su cose, insomma, che non vedremo se non nella seconda parte del 2021. Il tutto, non vedendo neanche un minimo di intervento da parte dello Stato, se non l’aumento dell’indebitamento. Di fatto, non ci sono aiuti, ma solo delle linee di credito di cui tra l’altro non possiamo ancora usufruire per gli aspetti burocratici”.

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Quali sono state le vostre richieste al Governo?

“Innanzitutto, come Federmoda nazionale abbiamo chiesto di considerare la moda un settore in emergenza, perché era stato escluso. Ma il nostro comparto rappresenta una delle eccellenze dell’Italia. È vero, rappresentiamo l’effimero, ma dal punto di vista contributivo e di partecipazione al Pil siamo una realtà estremamente importante che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone. E’ un settore strategico”.

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Qual è stata la risposta del Governo?

“E’ la risposta che vediamo sistematicamente tutti i giorni: è un continuo promettere, ma di fatti non ne vediamo. Parole tante, fatti pochi. Come tutti gli altri settori, anche la moda ha degli impegni da dover onorare, tra pagamento degli affitti e di fornitori. È una catena, ma se si blocca questa catena si blocca il Paese. Dobbiamo immaginare che siamo degli anelli di un’unica catena: se un anello cede la catena va a farsi friggere. E questo diventerà un pericoloso boomerang se non viene immediatamente posto rimedio”.

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9 Aprile 2020
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