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VIDEO | L’appello dei bambini di Gaza: “Basta bombe, vogliamo vivere”

La 'conferenza stampa' davanti all'ospedale di Al-Shifa, obiettivo di raid

Pubblicato:08-11-2023 13:01
Ultimo aggiornamento:08-11-2023 14:58
Canale: Mondo
Autore:
bambini palestinesi
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ROMA – “Dal 7 ottobre abbiamo subito massacri, uccisioni, bombe cadute sulle nostre teste. Tutto questo davanti al mondo. (Israele) sta mentendo al mondo dicendo che uccide i combattenti, ma sta uccidendo la gente di Gaza, i loro sogni e il loro futuro”: così ha dichiarato un bambino palestinese, nel corso di quella che i media internazionali hanno definito “la conferenza stampa dei bambini”. Circondato dai coetanei, un ragazzino scandisce in perfetto inglese un messaggio di fronte all’ingresso dello ospedale Al-Shifa, a Gaza City, dove decine di migliaia di famiglie palestinesi si stanno rifugiando da ormai un mese per sfuggire ai raid delle forse israeliane. Il bambino continua: “L’occupazione ci sta affamando. Non troviamo acqua, cibo e beviamo dall’acqua inutilizzabile. Siamo qui per chiedere a voce alta di proteggerci. Vogliamo vivere, vogliamo la pace, vogliamo che chi ha ucciso i bambini venga processato. Vogliamo medicine, cibo e istruzione e vogliamo vivere come vivono gli altri bambini“.

Dal 7 ottobre Tel Aviv ha lanciato un’intensa operazione militare sull’enclave palestinese, in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Millequattrocento le vittime israeliane, tra cui oltre 300 soldati uccisi, e più di 10mila i morti palestinesi, tra cui oltre 4mila bambini. Ieri il segretario generale Antonio Guterres ha detto che Gaza “sta diventando un cimitero di Bambini”. L’ospedale di Al-Shifa, il più grande di Gaza City, è diventato uno dei simboli di questa guerra. Medici e personale sanitario si sono sempre rifiutati di obbedire all’ordine di evacuazione delle autorità israeliane, perché impossibilitati a portare via i pazienti ricoverati e perché punto di riferimento per sfollati e feriti che quotidianamente arrivano. Secondo le organizzazioni internazionali, i profughi sarebbero decine di migliaia.

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Sebbene il diritto internazionale vieti di attaccare obiettivi civili, i vertici di Israele hanno annunciato varie volte l’intenzione di volerlo bombardare, affermando che nell’ospedale si nascondano miliziani di Hamas. Lo scorso fine settimana sono stati denunciati intensi raid nelle aree circostanti, una situazione che non solo impedisce a questa regione di ricevere i camion con gli aiuti umanitari che stanno entrando dal valico meridionale di Rafah, ma lasciano la popolazione senza cibo, acqua ed elettricità. Nonostante i dirigenti dell’ospedale abbiano più volte avvertito che l’ospedale sta terminando le scorte di gasolio, un fatto che determinerà il blocco dei generatori di corrente e quindi il funzionamento di macchinari medici, incubatrici per i neonati nonché celle frigorifere per i cadaveri, non solo non stanno arrivando nuove forniture di gasolio ma sarebbero stati bombardati anche i pannelli solari sul tetto della struttura, come ha riportato lunedì l’emittente Al-Jazeera. Il portavoce dell’esercito Daniel Hagari ha smentito questa notizia.

Il possibile bombardamento dell’ospedale Al-Shifa ha aperto tuttavia un dibattito in Israele, soprattutto nella comunità medica. Una nota di condanna è stata diffusa il 5 novembre dai Fisici israeliani per i diritti umani (Physicians for Human Rights – Israel, Phri) oganizzazione che dal 1988 garantisce “il diritto alla salute in Israele e nei territori palestinesi occupati”. Nella nota, si esprime “indignazione” dopo che colleghi israeliani hanno firmato un appello che esortava l’esercito a bombardare l’ospedale Shifa, sostenendo che “i civili ricoverati in questi ospedali sono obiettivi legittimi”. La petizione è stata lanciata dall’associazione Dottori per i diritti dei soldati israeliani (Doctors for the Rights of Israeli Soldiers) e, come confermano le testate israeliane tra cui HaMedash, avrebbe raccolto un centinaio di adesioni.

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