Migranti, Evangelici e Valdesi scrivono al Governo: “Pronti ad accogliere profughi della Open Arms”

"Questo gesto- spiegano i due esponenti protestanti- ha per noi un significato eminentemente umanitario"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Con una lettera al premier Giuseppe Conte e al ministro Matteo Salvini il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), pastore Luca Maria Negro, e il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, hanno espresso la disponibilità ad accogliere i profughi soccorsi dalla nave Open Arms lo scorso 2 agosto. La notizia è stata diffusa oggi con un comunicato on-line.

“Questo gesto- spiegano i due esponenti protestanti- ha per noi un significato eminentemente umanitario e risponde, oltre che alla vocazione evangelica, all’accoglienza e all’amore cristiano, all’esigenza urgente di portare in salvo persone già provate e colpevoli di nient’altro che sfuggire da guerre e persecuzioni”.

Sia la Fcei, con il programma ‘Mediterranean Hope’, che la Tavola valdese attraverso la Diaconia valdese sono impegnate in attività di accoglienza riservate, in buona parte, ai beneficiari del progetto dei “corridoi umanitari”.

“La nostra proposta- spiegano i due pastori- nasce dall’apprezzamento della soluzione trovata in casi analoghi quando altri profughi arrivati in Italia sono poi stati parzialmente ricollocati sulla base di accordi con alcuni stati europei. Come si ricorderà, in quei casi quote di migranti furono accolte dalle strutture della Conferenza episcopale italiana. Per consolidare questo modello operativo, siamo da tempo impegnati presso le chiese protestanti e gli organismi ecumenici europei, perché sostengano attivamente politiche di accoglienza condivise e solidali”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

8 Agosto 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»