Festa mamma. Anna: “Le cure una routine, futuro per me è vedere miei figli crescere”

Anna ha ricevuto la diagnosi di cancro al seno nel 2017: "Non ho mai nascosto nulla ai miei figli" (nella foto Anna con i suoi figli, con la cugina Maria e con le amiche dell'associazione aBRCAdaBRA)
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ROMA – “Spero di arrivare a diventare nonna, a vedere un nipotino e i miei figli grandi. Lotto ogni giorno, ne ho superate tante e ne supererò ancora”. Lei è Anna, occhi mediterranei intensi, 41 anni, di Milano, mamma di tre ragazzi di 17, 15 e 10 anni. Ha ricevuto la sua diagnosi di cancro al seno a marzo 2017, ma non è mai stata operata. “Quando ho scoperto la malattia- ha raccontato intervistata dalla Dire per la Festa della mamma- ero già metastatica. Il cancro era arrivato al fegato”.

Le cure sono la “normalità” di Anna che ogni 21 giorni va in ospedale e fa la sua chemio. “E’ come andare a lavorare, è una routine, la vivo naturalmente”. Dedicata completamente ai suoi figli ha con i suoi ragazzi “un rapporto molto stretto e aperto”. Sono parole nette e semplici quelle con cui Anna descrive, quasi senza voler dire di averne, il suo coraggio: “Io sono rimasta la stessa di sempre, la vivo naturalmente la mia condizione anche per i ragazzi. Non ho mai nascosto nulla, hanno vissuto a pieno con me la malattia sin da quando ho perso i capelli 4 anni fa. Scherzavamo, sanno tutto. Adesso quando sono stata ricoverata a dicembre e agosto è venuta fuori la paura, me l’hanno detto che temevano non uscissi dall’ospedale e li ho preparati anche al fatto che potrei non farcela. Loro sanno che può esserci questa possibilità”. Così il più piccolo qualche giorno fa le ha domandato: ‘Mamma, che succede se non fai più le cure?. “E io- ha raccontato Anna- gli ho risposto che se non le faccio più non guarisco”.

Proprio una nuova terapia a base di trastuzumab e pertuzumab ha fatto “risorgere” Anna, come ha detto sua cugina Maria Grilli, segretaria generale dell’associazione aBRCAdabra, nata per le persone portatrici di mutazione olncogenetica BRCA1/2, da quei quaranta giorni in cui è stata a un passo dalla fine. “C’è stato un peggioramento a dicembre 2020– ha ricordato Anna-  io ero già stata ricoverata ad agosto per un nodulo che si era messo alla ‘coda’ del pancreas e ha sballato tutti i valori. Sono riusciti con una sorta di palloncino a far scorrere bene la bilirubina. A dicembre ho avuto un blocco intestinale con dolori assurdi, da piangere. Ricoverata al’ospedale Sacco per 15 giorni andavo avanti con la morfina. Ora ho un cerotto sulla schiena e prendo cortisone. Certo nell’ultimo periodo ho più ansia, con due ricoveri in 4 mesi, e poi il Covid, ma riesco a godermi i miei figli”. La cura le lascia un po’ di sonnolenza e mal di testa, ma a marzo la primavera: la tac ha riscontrato “una regressione di malattia, seno, polmoni, fegato sono puliti”.

Gli angeli custodi di Anna, che sua mamma l’ha persa nel 1995 a 40 anni per un tumore, sono sua zia e sua cugina che con lei condivide l’impegno nell’associazione che sostiene tantissime donne, sane e malate , portatrici della mutazione genetica. “Mia zia mi ha trattato come una figlia”, e della cugina Maria ha detto: “Non sarei arrivata fin qui senza di lei. Quella telefonata, quello sfogo, anche quei giorni di paura in cui mi dicevano che stavo in forma e riprendendo le foto ho visto che era uno scheletro”, ha ricordato con un mezzo sorriso Anna che la sua normalità vuole difenderla a tutti i costi: “Basta poco per farsi schiacciare- ha ammesso- devi avere la forza e risollevarti e andare avanti. Io questa forza dentro ce l’ho”.

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