Nella R.D. Congo è caos uniformi: soldati e ribelli non si distinguono

Dai berretti rossi ai distintivi, il Governo ha promesso una stretta sulle divise. E su chi le vende illegalmente insieme alle armi
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Caos uniformi in Congo. Con berretti rossi, stivali militari e distintivi della polizia indossati con disinvoltura da militanti di partito, settari o ribelli.

A FERRO E FUOCO

È accaduto nei giorni scorsi con quelli di Bundu Dia-Kongo, responsabili di scontri e violenze a Kinshasa in piena emergenza Coronavirus, o quegli altri di Bataka Katanga, che stanno mettendo a ferro e fuoco i villaggi nella storica provincia separatista. Un blitz è stato segnalato a fine marzo anche a Lubumbashi, la città più importante della regione. I militanti hanno cercato di liberare il loro capo Kyungu Mutanga Gedeon e hanno sfilato sulla centrale Avenue Mwela intonando canti separatisti. Fonti locali hanno riferito di sette morti e otto feriti tra i ribelli ma anche di un poliziotto ucciso nella località di Kinsevere.

SULLE DIVISE, L’INTERNO PROMETTE UN PO’ DI ORDINE

Sulle divise, ora, il ministero dell’Interno ha annunciato una stretta con nuove distinzioni tra guardie di sicurezza, polizia ed esercito. Previsti, soprattutto, arresti, sanzioni e condanne al carcere per gli agenti e i militari che per aumentare il loro (magro) stipendio vendano armi o uniformi.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»