Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Cts: “Sì alla riapertura delle discoteche. Si balla senza mascherina”

discoteca
Il Comitato tecnico scientifico dà parere favorevole alla riapertura, ma solo in zona bianca e con capienza al 35% al chiuso e al 50% all'aperto
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Il Comitato tecnico scientifico dà parere favorevole alla riapertura delle discoteche. Ma solo in zona bianca e con una capienza al 35% al chiuso e al 50% all’aperto. Lo ha fatto sapere, con una nota diffusa nella serata di ieri, il portavoce del Cts, Silvio Brusaferro. Nello specifico, fermo restando che “gli accessi a queste attività debbano avvenire esclusivamente attraverso un meccanismo di registrazione, che consenta un eventuale tracciamento e solo in presenza di Green pass valido, si ritiene che se ne possa considerare l’apertura con una progressiva gradualità – si legge nella nota – anche tenendo conto della necessità di valutare l’impatto delle misure già adottate”.

MASCHERINA OVUNQUE TRANNE CHE IN PISTA

Il Cts, inoltre, ritiene che queste attività possano essere consentite in zona bianca garantendo “la presenza di impianti di aerazione, senza ricircolo d’aria e rispondenti ai requisiti qualitativi specificati nei documenti di indirizzo dell’Istituto Superiore di Sanità; l’uso obbligatorio dei bicchieri monouso; la garanzia della possibilità di frequente igienizzazione delle mani oltre che la pulizia e la sanificazione dei locali; l’utilizzo della mascherina chirurgica nei vari momenti ad eccezione di quello del ballo, paragonabile alle attività fisiche al chiuso”. Il Cts sottolinea infine come tali attività (sale da ballo, discoteche e locali similari) si configurano tra quelle che “presentano i rischi più elevati per la diffusione del virus”, conclude.

SIAE: “CONDIZIONI SURREALI, COSÌ È IMPOSSIBILE RIAPRIRE”

Le condizioni poste dal Cts per la riapertura delle discoteche la rendono di fatto impossibile, e suonano surreali le dichiarazioni entusiaste sul ‘primo passo’, dato che nella sostanza non c’è nessun passo” Cos’ in un comunicato la Siae replica al Comitato tecnico scientifico. “I costi di gestione di un locale sono troppo ingenti per poter riaprire con gli introiti di un 35% di capienza. In alternativa, i gestori sarebbero obbligati a praticare prezzi inaccessibili ai più. Sarebbe stato più onesto dire ‘non ci sono le condizioni, non si può riaprire’, ma con i dati sule vaccinazioni sarebbe stato difficile da motivare”, spiega la Società italiana degli autori ed editori.

“È riscontrabile sul sito del Governo: l’84,23% della popolazione ha fatto almeno una dose di vaccino; il 79,47% ha completato il ciclo vaccinale. Nel giugno 2020, nonostante Siae fosse contraria, con un Dpcm il Governo riaprì senza limitazioni le discoteche, con le conseguenze tristemente note. Ora che sembrano esserci le condizioni di fatto le costringe a restare chiuse, senza una valida motivazione – prosegue il comunicato della Siae – Riteniamo sbagliato correggere un errore con un altro errore. Lo stesso discorso vale per i concerti, che restano impossibili da organizzare. La petizione che Siae ha lanciato sulla piattaforma www.cultura100x100.it ha raccolto finora oltre 17 mila firme e chiede la riapertura a capienza totale e in sicurezza dei luoghi della cultura. Gli appelli di autori, artisti, organizzatori, lavoratori dello spettacolo e semplici cittadini restano inascoltati; il severo protocollo redatto per le associazioni di categoria da autorevoli scienziati non viene preso in considerazione”.

La nota prosegue: “Non vogliamo morire sani. Senza possibilità di lavorare l’industria della musica live rischia seriamente di scomparire, portando con sé la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, soprattutto per i più giovani. Ribadiamo per l’ennesima volta che l’industria della cultura è una delle più importanti del paese, per valore, occupati e riconoscibilità all’estero. È tempo di farla ripartire a pieno regime, perché c’è il rischio di far morire un settore. Non ci sono figli di un Dio minore tra i lavoratori dello spettacolo”.

GLI ESERCENTI: “È UN PRIMO PASSO, MA NON BASTA”

“È un primo passo verso la riapertura. Auspichiamo, nei prossimi giorni, che il Governo possa rivedere le percentuali di capienza dei locali da ballo”. È quanto afferma Filippo Grassi, responsabile nazionale del comparto intrattenimento-discoteche di Fiepet Confesercenti, in merito al parere del Cts sulla riapertura delle discoteche al chiuso e che prevede un limite di presenze pari al 35% della capienza massima al chiuso e al 50% all’aperto. “La stragrande maggioranza dei locali da ballo al chiuso da noi censiti presso i nostri associati – prosegue Grassi – ha una capienza inferiore alle mille unità. Con il limite del 35%, gli imprenditori non sono in grado di sostenere i costi e diventa molto difficile, se non impossibile, riavviare le attività”.

C’è bisogno di un segnale di fiducia forte – aggiunge Grassi -, gli imprenditori vogliono ripartire e hanno investito cospicue risorse per mettere in sicurezza i locali mentre ricordiamo che l’abusivismo dilaga, in locali spesso inadatti ad ospitare qualsiasi tipo di evento perché privi di qualsiasi sistema di sicurezza e controllo. Con l’estensione del green pass ed il proseguimento della campagna vaccinale – conclude l’esponente di Fiepet Confesercenti – ci sono le condizioni per riaprire in sicurezza le nostre imprese, ora attendiamo risposte tempestive e certe”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»