hamburger menu

Rilanciare le città per salvare i negozi, ecco la ‘ricetta’ di Confesercenti Emilia-Romagna

L'associazione dei commercianti prova a trovare una soluzione per crisi dei negozi di vicinato, che era già cominciata due anni fa ed è stata accentuata dalla pandemia: "Acquisti online in crescita, centri storici deserti"

negozio

BOLOGNA – La rinascita delle città, anche grazie ai fondi del Pnrr, per rilanciare il commercio di vicinato, fiaccato dalla concorrenza delle piattaforme digitali e dalla pandemia, che ha accelerato un processo di trasformazione per certi versi ancora difficile da decifrare nei suoi esiti finali. “Se non si interviene subito con provvedimenti di sostegno come la riduzione delle imposte, della burocrazia, ed una legge che riequilibri una volta per tutte la differenza di tassazione tra multinazionali dell’e-commerce e il commercio tradizionale, insieme a politiche di formazione sull’innovazione tecnologia, rischiamo di vedere spopolati i nostri centri storici“, avverte il presidente di Confesercenti Emilia-Romagna, Dario Domenichini, chiudendo i lavori di un webinar organizzato dall’associazione assieme a Vitrines d’Europe (la rete europea di associazioni dei commercianti) per fare il punto della situazione e provare a tracciare una via d’uscita dalla crisi.

LA PANDEMIA HA ACCENTUATO UNA CRISI GIÀ IN ATTO

I problemi del commercio di vicinato non nascono oggi, sono anni che denunciamo questa difficoltà e chiediamo alla politica una seria strategia di sostegno del settore. Questi due anni di pandemia hanno provocato un disastro nel piccolo commercio, per le restrizioni e per l’accelerazione di una serie di processi, come l’ulterore sviluppo del commercio elettronico”, aggiunge. A indicare una possibile via d’uscita Luca Zanderighi, ordinario di Economia e gestione delle imprese dell’Università degli Studi di Milano, e Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano.

“L’emergenza sanitaria che ci ha colpo all’improvviso si inserisce in una trasformazione già in atto da un decennio. Il Covid ha modificato la velocità di questa trasformazione. Il trend complessivamente negativo è continuato negli ultimi due anni, ma il commercio di vicinato è in sofferenza da tempo, soprattutto per la componente non alimentare“, ricorda Zanderighi. “Il commercio di prossimità ha una carta formidabile da giocare: rafforzare l’esperienza fisica di acquisto e costruire benefici per i quali il consumatore vada in negozio, integrando nell’attività tradizionale i servizi digitali offerti”, spiega Zanderighi.

“CON I LOCKDOWN I CITTADINI HANNO RISCOPERTO I NEGOZI DI VICINATO”

Con i lockdown, i consumatori hanno riscoperto i luoghi vicini: sono tornati a vivere il proprio quartiere e a frequentare i negozi di vicinato. Nel commercio si cerca in modo crescente di insistere sulla prossimità, sui negozi di ridotte dimensioni che utilizzano la tecnologia per integrarsi con l’e-commerce e per offrire nuovi servizi. Spazi da vivere votati alla creazione di una relazione di valore con i propri consumatori”, suggerisce anche Pontiggia. “Se vogliamo davvero far ripartire e rilanciare quel grande patrimonio economico e sociale, italiano ed europeo, rappresentato dal commercio urbano, reso più fragile dalla pandemia, è necessario che le politiche pubbliche dedichino, anche in questa fase, un’adeguata attenzione al commercio di prossimità“, scandisce Stefano Bollettinari, presidente di Vitrines d’Europe.

VALORIZZARE LE CITTÀ E RENDERLE PIÙ VIVIBILI

Cosa serve? “Supporto all’innovazione, agevolazioni fiscali e creditizie, contenimento dei costi aziendali, accesso ai fondi del Pnrr e agli altri fondi europei e regionali” e “piani strategici di valorizzazione urbana” che “rendano più innovative, vivibili, accessibili e sostenibili le città, che devono tornare ad essere il cuore pulsante del territorio”, è la ricetta di Bollettinari. “È difficile descrivere la sensazione di disorientamento e impotenza di fronte a un fatto epocale come è stata la pandemia. I settori del commercio e del turismo hanno pagato un prezzo altissimo, con forti cali o addirittura l’azzeramento del fatturato, accentuando il trend delle chiusure in atto da un decennio. Gli effetti di questo terremoto non si vedono ancora nelle attuali statistiche, forse si vedranno da qui in avanti”, osserva Bollettinari, preoccupato anche per le nuove nubi che si addensando all’orizzonte a causa della crisi energetica e del conflitto in Ucraina.

Dobbiamo resistere a questa situazione e definire una strategia di rilancio, consapevoli che saranno le città il fulcro della ripartenza dell’economia“, scandisce il presidente di Vitrines d’Europe. In questo contesto, i fattori guida per lo sviluppo del commercio di prossimità, per Zanderighi, sono “il rafforzamento dell’esperienza fisica dell’acquisto, l’integrazione dei servizi digitali, ad esempio le nuove modalità di pagamento, la gestione delle informazioni della clientela e la valorizzazione del legame con la comunità fisica”.

VENDITE ONLINE IN CRESCITA E STRADE VUOTE

Un mix di tradizione e innovazione che può rappresentare la svolta per le attività di vicinato. “I negozi di prossimità non sono solo società di vendita, ma anche società di servizi, che potrebbero essere riconosciute da un marchio comune”, rilancia Lluìs Llanas, vicepresidente di Barcelona Comerç, associazione per lo sviluppo del commercio di prossimità di Barcellona, segretario generale di Vitrines d’Europe. “Le vendite on line continuano a crescere, le strade sono vuote, c’è maggiore insicurezza. Le amministrazioni locali e europee devono fare in modo che il commercio di vicinato sia tutelato dalla politica. L’Europa deve sfruttare la rete delle città”, sostiene Llanas, che ribadisce l’intenzione di candidare Barcellona a capitale del commercio locale con una sede istituzionale che faccia da punto di riferimento per i tutti i paesi della comunità. Insomma, le sfide sono molteplici e tutte molte complesse.

LA CRISI DEI CENTRI STORICI

“Non possiamo descrivere oggi un quadro rassicurante della situazione dei nostri centri storici: la desertificazione commerciale colpisce non solo i piccoli centri, ma anche tanti luoghi della città“, ammette Domenichini. “Per ora l’innovazione tecnologica ha fatto più danni che altro. Ci sono tante cose da sistemare. Ora abbiamo anche il problema della guerra, che avrà un impatto che ancora non sentiamo, ma che nei prossimi mesi dovremo affrontare”, avverte il numero uno di Confesercenti Emilia-Romagna.
I nostri centri storici stanno attraversando una grave crisi e il piccolo commercio di vicinato è in difficoltà dopo due anni di pandemia. L’aumento dei costi energetici che colpiscono imprese e famiglie, insieme alle incertezze provocate dalla guerra, ha generato un calo dei consumi che penalizza ulteriormente il commercio: ne sono testimoni i tanti negozi chiusi. Servono un cambio di passo nelle norme che regolano il settore, una riduzione della tassazione, riequilibrio con la tassazione del commercio on line, una riduzione della burocrazia, credito agevolato e incentivi al ricambio generazionale. Ci sono tanti fondi europei a disposizione per la rigenerazione urbana: speriamo che sia compreso anche il commercio e che non costruiamo solo dei borghi e musei”, conclude Domenichini.

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

2022-05-06T16:32:38+02:00

Ti potrebbe interessare: