Cortina, Mondiali di sci in sicurezza: per i Carabinieri priorità è prevenzione

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"Il nostro intervento in questi giorni viene finalizzato alla grande manifestazione, ma noi lo svolgiamo quotidianamente", spiega il capitano Stefano Biasone
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ROMA – Un solo obiettivo: garantire la sicurezza. Un impegno quotidiano che inevitabilmente cresce in occasione di un grande evento come i Mondiali di sci. Ecco perché per i Carabinieri diventa fondamentale e prioritaria la vigilanza sulle piste da sci (ma non solo) in ottica di prevenzione, ad esempio di incidenti, attraverso servizi di controllo del territorio con pattuglie di alta quota, squadre di soccorso alpino, rocciatori.

“Il nostro intervento in questi giorni viene finalizzato alla grande manifestazione, ma noi lo svolgiamo quotidianamente senza soluzione di continuità tutto l’anno, adeguando di volta in volta le attrezzature”, spiega il capitano Stefano Biasone, Comandante della Compagnia di Cortina, alla vigilia della rassegna iridata di sci. All’esperienza e alla quotidiana attività locale in ambienti montani, è stata affiancata l’alta professionalità di reparti specializzati provenienti da tutta Italia per una sicurezza totale a piena garanzia di riuscita dell’evento. “Ci siamo amalgamati rivedendo procedure, adattando la nostra preparazione con una pianificazione continua degli interventi in funzione dei compiti assegnati- racconta Biasone all’agenzia Dire- Poi, una volta terminata la giornata, ripercorriamo il servizio cercando di migliorare costantemente. Durante l’emergenza sanitaria, ovviamente, a tutto ciò si aggiungono le procedure anti-covid”.

Se la vigilanza è la normalità, prevenzione è la parola d’ordine. Soprattutto in un ambiente a rischio potenziale come quello della montagna, in cui sono sempre di più gli appassionati e gli sportivi che si cimentano con attività come lo sci-alpinismo, oppure con le ciaspole, la cui pratica è aumentata sensibilmente in questo inverno. “Fare tanti controlli preventivi ci permette di evitare che si verifichino incidenti. Si comincia dall’attrezzatura minima adeguata – artva, pala e sonda – indispensabile se si vuole organizzare una escursione. Poi va verificato il corretto approccio all’itinerario, dando a chi si muove in punti difficili indicazioni sul manto nevoso e sulla morfologia della montagna. Le valanghe sono il primo pericolo ma non l’unico: ogni potenziale situazione di rischio deve essere evitata rispettando ad esempio le ordinanze di divieto”.

Anche alla luce della sua esperienza, il capitano Biasone spiega che in montagna non c’è un unico errore alla base della maggior parte degli incidenti. Si tratta piuttosto di una sequenza di sbagli che poi, sommati, finiscono per mettere le persone in condizioni di altissimo rischio quando spesso può essere tardi tirarsene fuori. “Bisogna sempre pianificare una escursione, ma non basta consultare il bollettino del pericolo valanghe: bisogna studiare le indicazioni sul manto nevoso non solo del giorno in cui si organizza l’uscita, ma anche dei giorni precedenti. Un servizio che i Carabinieri forniscono con il Meteomont– spiega il comandante della Compagnia di Cortina- E’ fondamentale saper ‘leggere’ il territorio dal punto di vista dell’orografia, valutando non solo le proprie capacità ma anche quelle degli altri, se si esce in gruppo, chiedendosi se si è capaci di comportarsi nel modo giusto soprattutto se parliamo di neofiti”. E in parte, su questo, le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria hanno influito. Con gli impianti chiusi e le piste – normalmente controllate e preparate per la fruizione di sportivi e appassionati – non praticabili, “in molti si sono improvvisati su percorsi non battuti e senza avere la giusta attrezzatura”. Anche la digitalizzazione e l’innovazione oggi alla portata di tutti fanno la loro parte: “Il web è pieno di video che spingono all’emulazione, facendo passare il messaggio che basta un certo tipo di materiale o apparecchiatura per affrontare i pericoli”. Dalle condizioni meteo alla capacità di usare i diversi strumenti a disposizione, “devo dire che in pochi possono definirsi esperti- conclude Biasone- E’ un termine che va usato con attenzione: prima di farlo, bisogna aver scavato tante buche e aver osservato tanta neve, consapevoli che il rischio non si azzera mai”.

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