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Fragilità e bellezza, lo Spazio contro i cambiamenti climatici

A Milano la mostra 'Fragility and Beauty - Uno sguardo alla Terra con l'occhio dei satelliti'. Luca Parmitano: "I dati satellitari ci hanno permesso di capire e seguire l'evoluzione climatica"
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In collaborazione con Giovanni Domaschio

ROMA – La Terra vista dallo Spazio appare fragile e bellissima. Sono le parole di numerosi astronauti che hanno avuto la fortuna di ammirare il nostro pianeta dall’alto. Negli ultimi anni molti tra loro si sono spesi per sensibilizzare la popolazione sui rischi dei cambiamenti climatici. Nei giorni in cui anche l’attivista Greta Thunberg era in Italia per la PreCop26, il Museo nazionale della Scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano ha aperto la mostra ‘Fragility and Beauty – Uno sguardo alla Terra con l’occhio dei satelliti’, in versione aggiornata e arricchita, in cui la Terra viene vista grazie alla tecnologia spaziale. Occhi preziosi, che ci aiutano a definire lo stato di salute del pianeta, come ribadito dal presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Giorgio Saccoccia, intervenuto all’evento ‘Il Pianeta che Cambia-uno sguardo dall’alto’.


Lo spazio, i satelliti, e le applicazioni spaziali che derivano dalle osservazioni satellitari sono strumenti importantissimi e essenziali per aver cura del nostro pianeta e per capire come invertire il processo di deterioramento del nostro pianeta. In questo senso si può dire che lo spazio può curare il nostro pianeta”.

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Ospite d’onore dell’evento, l’astronauta italiano del corpo Esa Luca Parmitano, il quale ha lodato le mobilitazioni giovanili, tra cui la marcia dei Fridays for Future

“Oggi vedo una grande volontà di azione da parte della generazione successiva alla mia. Qui a Milano la loro presenza così massiccia e corale è un segnale forte per le classi dirigenti: se vogliono essere davvero leader nella guida del Paese devono rispondere a richieste d’azione come quelle che vediamo oggi. I dati satellitari a disposizione di tutti sono quelli che ci hanno permesso di capire e seguire l’evoluzione climatica e ci permetteranno anche di capire cosa dovremo fare per impedire questa terribile tendenza“. 

Parmitano, peraltro, è reduce da una spedizione in Svizzera, sul ghiacciaio del Gorner, uno dei più studiati al mondo. Con lui anche Susanne Mecklenburg, capo dell’ufficio per il clima dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. Il ghiacciaio è regolarmente monitorato anche dai satelliti, come Sentinel-2 del programma europeo Copernicus. Ogni anno, a partire dalla fine dell’Ottocento, il ghiacciaio retrocede e rimpicciolisce. Uno scioglimento  che ormai nessuna politica e nessuna tutela potrebbe mai fermare. “È una storia incredibilmente triste– ha commentato Parmitano-, ma deve essere il punto di partenza per aumentare la consapevolezza e prendersi delle responsabilità per rallentare i cambiamenti climatici”. 

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