Rifiuti a Roma, Marino: “Chiusi Malagrotta con un piano preciso, Raggi usi quello”

L'ex sindaco di Roma: "Invece di continuare a sostituire vertici e consigli di amministrazione non potrebbero essere utilizzate le idee che già esistono?"
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ROMA – “Sento il dovere, sebbene non ne abbia il desiderio, di intervenire nuovamente sul tema dei rifiuti a Roma. Non ne ho il desiderio perché credo di aver espresso in modo assai completo il lavoro fatto nel 2013-2015. Tuttavia, diversi media continuano a sostenere che nel 2013 chiusi la discarica di Malagrotta senza avere un piano alternativo per i rifiuti. A prescindere dal fatto che la discarica avrebbe dovuto essere chiusa 6 anni prima di quando io venni eletto, per disposizione dell’Unione europea, e che oggi sono trascorsi altri 6 anni dalla chiusura, noi affrontammo la questione rifiuti con visione e determinazione”. Lo scrive su Facebook l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino.

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“Capisco che documentarsi richieda un certo impegno, ma almeno per rispetto ai lettori chi scrive potrebbe fare uno sforzo. Quando decisi di chiudere Malagrotta, entro i primi 100 giorni del mio mandato, avevo ben chiaro, come sindaco e come medico, il problema dei rifiuti abbandonati fuori dai cassonetti della Capitale d’Italia, non solo come questione centrale per il decoro urbano ma anche per i rischi di natura igienico-sanitaria- sottolinea Marino- Le montagne di rifiuti, in particolare i rifiuti cosiddetti umidi come i residui alimentari, lasciati a imputridire sotto il sole (o la pioggia) costituiscono un rischio per la salute legato alla proliferazione di microrganismi, che va di pari passo con quella di roditori, volatili e insetti, potenziali vettori di #malattie infettive e di altre patologie”.

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“Esprimo il mio pensiero non per partecipare al dibattito politico, bensì per esprimere ancora una volta- evidenzia il chirurgo- la frustrazione di vedere cancellato il piano e gli investimenti per una serie di impianti che stabilimmo nel 2014-2015 e che, se non fossero stati cancellati, oggi utilizzerebbero una parte significativa delle 500.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi di Capitale per produrre gas. Quegli impianti, chiamati biodigestori, avrebbero trasformato i rifiuti in ricchezza. Tra l’altro, come già scrissi, non si tratta di un’idea originale ma di una tecnologia utilizzata in circa 80 Paesi del mondo, dall’Asia, all’Europa, agli Stati Uniti. Ad esempio solo la California ha 30 impianti di questo tipo, lo Stato di New York 13, e gli Stati Uniti nel loro insieme trasformano in biogas oltre 10.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi”.

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Inoltre, “esistono alcuni inceneritori di proprietà di Acea Gruppo (quindi inceneritori esistenti, non nuovi inceneritori), l’azienda di cui Capitale detiene la maggioranza delle azioni, che potrebbero essere sottoposti a un rapido ammodernamento e permetterebbero di smaltire gran parte dei rifiuti che vengono inviati ad altre Regioni. Nel 2015 lasciai anche questo piano (e le indicazioni sugli strumenti per finanziarlo) nei cassetti del Campidoglio- conclude Marino- Una copia, nel caso chi governa la città avesse difficoltà a reperirlo, la possiede anche la Regione Lazio e la stessa Acea Gruppo. Invece di continuare a sostituire vertici e consigli di amministrazione non potrebbero essere utilizzate le idee che già esistono? Se si hanno idee migliori (al momento non pervenute), invece, si usino quelle migliori. Ma non si affermi che sono problemi impossibili da risolvere. Sono risolvibili ed è possibile, come ho affermato, trasformare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti da ‘continua emergenza’ a una industria che produca ricchezza per Capitale”.

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2 Ottobre 2019
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