Roma, il Cda di Ama a Raggi: “Ci dimettiamo, non abbiamo più fiducia in voi”

Con una lettera di sei pagine indirizzata alla sindaca, Virginia Raggi, i membri del Cda di Ama hanno chiarito le ragioni delle loro dimissioni
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ROMA – L’inerzia e la mancanza di una concreta e fattiva collaborazione con Ama da parte del Comune di Roma, molto più che i 18 milioni ‘contesi’ di crediti cimiteriali. E’ questo il motivo per cui il cda della municipalizzata dei rifiuti, presieduto da Luisa Melara, ha deciso di dimettersi a 104 giorni dalla sua nomina e nel giorno in cui si sarebbe dovuta svolgere l’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio 2017, andata deserta per l’opposizione (ancora una volta come col cda presieduto da Lorenzo Bagnacani) al progetto approvato ad agosto dagli amministratori.

Che con una lettera di sei pagine indirizzata alla sindaca, Virginia Raggi, hanno squadernato tutte le ragioni delle loro dimissioni, culminate nella durissima frase finale: ‘Da parte nostre e’ venuta meno la necessaria fiducia nel socio unico di Ama S.p.A e, pertanto, con la presente dichiariamo di rassegnare le dimissioni con decorrenza dalle ore 18′.

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Nella missiva Luisa Melara, l’ad Paolo Longoni e il consigliere Massimo Ranieri hanno ripercorso le tappe di una vicenda che avevano intuito complicata nei rapporti con Roma Capitale fin dagli inizi. Infatti, gli amministratori uscenti hanno subito ricordato che lo scorso 22 maggio ‘nell’ambito della ‘proposta programmatica Nuovo Cda e Roma Capitale’, abbiamo presentato, consegnato e illustrato in Campidoglio al l’assessore Gianni Lemmetti e a Marco Susanna (essendo lei in missione istituzionale a Tokyo) il documento all’interno del quale abbiamo sintetizzato ed evidenziato le imprescindibili ‘esigenze di collaborazione emergenziale di Roma Capitale’ con Ama. Il documento faceva esplicito riferimento a emergenze le cui risoluzioni ‘ab origine’ presupponevano una compartecipazione attiva da parte di Roma Capitale e l’esercizio di quelle sue prerogative, per ruolo e per legge’.

‘Nella fattispecie- continua la lettera- tale collaborazione richiedeva immediata costituzione di un tavolo per la verifica e la riconciliazione dei rapporti credito/debito dall’1 gennaio 2018 al 31 maggio 2019 che dovrà finalizzare le attività entro il 31 luglio 2019; immediata costituzione di un tavolo per la ristrutturazione del debito bancario e rinegoziazione delle linee di credito entro il 31 luglio 2019; impegno formale da parte di Roma Capitale a rendere o rinnovare nei tempi richiesti dalle banche le garanzie necessarie al rinnovo degli affidamenti; impegno formale del socio a garantire continuità aziendale con il regolare pagamento dei canoni relativi ai servizi e l’incasso dei crediti pregressi entro 60 giorni dall’ultimazione delle attività di riconciliazione; impegno formale del socio alla puntuale partecipazione alle sedute assembleari e all’assunzione delle delibere conseguenti; impegno formale del socio a richiedere immediato parere alla Corte dei Conti in merito alla legittimità dell’istituto della compensazione tra i crediti vantati da Roma Capitale a titolo di Tari e i debiti di Roma Capitale a titolo di contratto di servizio (15 giugno 2019); impegno formale del socio a farsi carico delle utenze del Centro Carni condotto in locazione o a revisionare il canone (31 luglio 2019); impegno formale del socio a formalizzare gli atti di indirizzo per il Fondo Ambiente e per il Fondo Sviluppo (31 luglio 2019); impegno formale del socio a condividere e supportare le politiche di investimento in: nuovi impianti, interventi di adeguamento di quelli esistenti, mezzi (attrezzature e automezzi) e personale; impegno formale del socio a supportare il cda nella policy di veicolazione periodica di informative alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica su situazioni ‘astrattamente o potenzialmente rilevanti’ o di ‘possibile interesse’, o comunque ritenute tali a discrezione del cda, che saranno via via conosciute a decorrere dalla formale accettazione dell’incarico’.

Tuttavia, ‘su nessuno di questi punti, all’indomani dell’insediamento del nuovo Consiglio di amministrazione di Ama (peraltro espressione dell’Amministrazione Capitolina in quanto da questo selezionato a seguito di procedura ad evidenza pubblica)- si legge- c’è stata alcuna forma di fattiva e concreta collaborazione, fino al punto in cui sono diventate difficili le stesse comunicazioni (tutto questo è documentabile documentato)’.

Ostacoli che non hanno impedito al cda, come sottolineano nella lettera, di provarci lo stesso: ‘Nonostante il progressivo isolamento a cui questo Consiglio, nominato da Roma Capitale, e’ stato confinato da Roma Capitale stessa, questo Consiglio con senso di responsabilità e coerenza anche al programma del 22 maggio scorso, si è messo al servizio dell’Amministrazione, dell’Azienda e della cittadinanza, attesa la gravissima situazione riscontrata, all’indomani del nostro insediamento, sui servizi, sulle operatività aziendali, gestionali e reputazionali (ben oltre il quadro che ci era stato rappresentato e documentato prima della nostra accettazione dell’incarico)’.

Tra le altre azioni condotte in questi tre mesi e mezzo (nel testo ve ne sono segnalate a titolo esemplificativo 15), il progetto di bilancio, la riconversione dell’area dell’ex Tmb Salario (‘progetto che avrebbe portato al recupero della perdita in bilancio che Ama dovrà inevitabilmente contabilizzare nell’esercizio al 31 dicembre 2018 a causa della distruzione dell’impianto a seguito dell’incendio dell’ospedale corso dicembre 2018’), il piano operativo di breve periodo etc.

‘A scanso di ogni possibile equivoco ed eventuali strumentalizzazioni, anche in riferimento a vostri recenti comunicati stampa, e’ il caso di chiarire che a spingerci ad adottare la decisione che di seguito verrà comunicata non è la vicenda tanto inopportunamente (e non correttamente) sbandierata del nostro terzo progetto di bilancio con particolare riferimento alla posta dei 18,3 milioni dei servizi cimiteriali (sul punto di permettiamo di farle rilevare che detta posta e’ stata da lei ratificata con l’approvazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2016 ed è stata oggetto di una delibera della Giunta Capitolina, la numero 21 dell’8 febbraio 2019), tant’è che con nota del 27 settembre 2019, coerentemente alla nostra logica autenticamente collaborativa e leale, abbiamo inequivocabilmente dichiarato la disponibilità, una volta conclusa tutta l’istruttoria da parte di Roma Capitale, ad innestare tra il Consiglio di amministrazione di Ama e Roma Capitale un confronto valutativo su ogni singola questione riguardante il nostro progetto di bilancio- si legge ancora- Il tema pertanto non è la posta di bilancio, peraltro assolutamente neutra rispetto al risultato dell’esercizio ed al Patrimonio netto della società, ma è assai più grave, e probabilmente più scomodo per la sua amministrazione, e verte assolutamente sulla assoluta inerzia e constata mancanza di una fattiva e concreta collaborazione con Ama per superare le situazioni di criticità riscontrate su più piani, come rappresentato nel nostro documento del 22 maggio scorso e durante i 104 di governo societario’.

Una ‘inerzia’ che ‘viene stigmatizzata’ dal cda uscente ‘non tanto per questioni di natura meramente formale, ma più che altro di merito perché le emergenze di Ama e la corretta esecuzione dei servizi senza la partecipazione di Roma Capitale per quelle che sono le sue specifiche e uniche prerogative, con qualità di interventi e tempi di risposta compatibili e coerenti con la situazione critica ed emergenziale presupposte, non possono essere affrontate e risolte’.

Insomma ‘sembra di percepire da tale incomprensibile atteggiamento da parte di Roma Capitale, e dalle sue stesse comunicazioni pubbliche, che la stessa Roma Capitale consideri Ama non una propria emanazione (come di diritto e secondo il buon senso e’), bensì un soggetto privato antagonista del pubblico interesse con l’ulteriore paradossale considerazione che il denaro dato ad Ama sia sottratto dai fini pubblici’.

A titolo di esempio delle conseguenze di questo ‘incomprensibile, antigiuridico modo di intendere i rapporti fra il socio Roma Capitale e la sua partecipata in house, che di Roma Capitale non è altro che un’articolazione operativa che svolge un delicatissimo servizio di interesse pubblico generale’ si inseriscono ‘l’inerzia nel risolvere la questione relativa al completamento della liquidazione delle somme derivanti dal contratto di servizio 2014, che priva Ama di risorse liquide pari a 104,4 milioni; l’inattività assoluta nel procedere a provvedimenti amministrativi dovuti, che possono consentire la liquidazione in favore di Ama delle somme incagliate dal 2009 nella Gestione Commissariale del debito di Roma Capitale, per un valore netto di circa 30 milioni senza nessun onere per il bilancio della stessa Roma Capitale.

Risorse che, come è evidente e ovvio, non solo consentirebbero alla società di riequilibrare la propria posizione finanziaria netta, ma costituirebbero la provvista, più che esuberante, per il necessario piano di investimenti indicati nel piano operativo 2019/2020′. Ma che sono venute meno come di fatto, secondo il cda, il sostegno all’azione degli amministratori che nell’ultima sibillina frase della lettera saluta la sindaca ringraziandola ‘per la fiducia accordata al momento della designazione’.

Subito dopo, evidentemente, qualcosa e’ cambiato. È così per la sesta volta in poco più di tre anni Ama e’ di nuovo senza amministratore. Ma stavolta e’ toccata al Campidoglio la ‘palma’ dello sfiduciato.

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1 Ottobre 2019
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