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Giornata mondiale autismo, ecco la scuola di doppiaggio per ragazzi che ne sono affetti

I partecipanti al progetto 'Pappagallo' prestano la voce ai cartoni animati

Pubblicato:02-04-2023 12:52
Ultimo aggiornamento:02-04-2023 12:53

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ROMA – Creare un’agenzia di doppiaggio gestita da ragazzi con disturbi del neurosviluppo, in particolare dello spettro dell’autismo. È l’obiettivo di ‘Pappagallo’, progetto portato avanti dalla cooperativa sociale Tice di Piacenza, nato nel 2021 grazie a un finanziamento della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Una decina i ragazzi coinvolti, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, “tutti- precisa all’agenzia Dire la psicologa Silvia Iacomini, che lavora nella cooperativa sociale Tice- con un livello di funzionamento della voce elevato e con buone competenze verbali”.

COME È NATA L’IDEA

La coordinatrice educativa dei percorsi degli adolescenti e dei giovani adulti con disturbi del neurosviluppo e bisogni educativi speciali racconta come è nata l’idea di questo progetto pilota. “Abbiamo visto che nei bambini e nei ragazzi con autismo è molto frequente la caratteristica di ripetere frasi di film e di riprodurre suoni, una cosa che spesso viene vista come una sorta di devianza da quella che può essere una normalità. Ci siamo detti che forse questa caratteristica poteva essere invece evidenziata come un potenziale proprio nel settore del doppiaggio”.

All’inizio l’idea della cooperativa sociale era far sì che i ragazzi potessero doppiare video di YouTube con una finalità educativa, come cartoni animati per bambini. Successivamente, il focus del progetto è cambiato. “In un primo momento- ricorda Iacomini- abbiamo lavorato sull’aspetto motivazionale, magari facendo scegliere proprio a loro i contenuti da doppiare, con l’intento di motivarli a quella che era l’attività del dare la voce a un personaggio. I partecipanti al corso di doppiaggio hanno così iniziato prestando la propria voce ai cartoni animati della Looney Tunes ma anche a scene di film come ‘Mamma, ho perso l’aereo’. Successivamente abbiamo lavorato su podcast e su video che potessero essere utili agli psicologi in formazione, come simulazioni di sedute di colloquio”. E in estate c’è stato il grande salto. “I nostri ragazzi- dice con orgoglio- hanno prestato la voce a una azienda per la realizzazione di un mini video, uno spot pubblicitario (https://breakcotto.com/). Ora l’idea è quella di lavorare anche su audiolibri per bambini, perché alcuni dei nostri ragazzi sono diventati davvero bravi”.

Già, Tommaso, Giovanni, Davide, Mattia, Andrea, Chiara, solo per citarne alcuni, sono bravi anche perché a supportarli c’è un vero e proprio team. “In genere, loro lavorano in gruppi di tre-quattro, coordinati dall’attore professionista Giovanni Rosa, che li forma sull’uso della voce, su come esprimere le emozioni con l’inflessione vocale. C’è comunque sempre la supervisione di uno psicologo per la gestione delle dinamiche di gruppo, perché stiamo parlando di ragazzi con autismo che hanno delle difficoltà a livello relazionale. Ecco perchè l’attore, che è stato comunque formato, ormai anche lui ha acquisito competenze importanti, può contare sulla presidente di Tice, Francesca Cavallini, su Federica Berardo e su di me”.

La frequenza del corso, che comincia a ottobre e finisce a giugno, è una volta a settimana, per due ore di lezione. Un corso che poi può proseguire anche durante l’estate come un vero e proprio aggiornamento professionale. Non è, ovviamente, tutto semplice. La parte comunicativa con gli altri sembra essere la principale difficoltà. “Sicuramente, in questo contesto, proprio perchè nell’autismo c’è una grande rigidità nei comportamenti, la sfida più grande consiste proprio nel fatto di lavorare insieme agli altri. Ai ragazzi viene infatti richiesto di rispettare regole e tempi, e questo non è certamente facile. Qualcuno fa fatica anche nel dover accettare critiche o feedback”.
“Chiaramente- prosegue- noi siamo presenti per gestire eventuali situazioni critiche, ma la cosa bella è proprio che i partecipanti al corso di doppiaggio ricevono osservazioni che riceverebbero in qualsiasi ambiente lavorativo, in un qualsiasi contesto formativo. E credo che questo sia davvero il punto di forza. Così come il fatto di coinvolgere i nostri doppiatori a interessarsi al lavoro di tutti gli altri componenti del gruppo. Noi facciamo anche ricerca, abbiamo raccolto dati su questo, su come poi una attività simile possa promuovere un miglioramento delle abilità trasversali di questi ragazzi”.

Silvia Iacomini tiene a sottolineare che non c’è una storia che l’abbia particolarmente colpita. “In realtà ogni storia mi lascia qualcosa dentro. Però c’è un ragazzo che frequenta il nostro centro da alcuni anni e in lui ho visto un miglioramento incredibile proprio grazie a questa attività. E ho visto anche una sorta di responsabilizzazione rispetto ad alcuni compiti che gli vengono assegnati”.

All’interno del gruppo di doppiaggio, ognuno ha un interesse particolare: c’è chi è appassionato di fumetti, chi scrive libri per bambini, chi è musicista. “Sono tutte cose che arricchiscono l’attività del doppiaggio che poi i ragazzi si trovano a fare insieme. Può infatti capitare che l’appassionato di fumetti porti al corso una storia che ha creato e chieda agli altri di doppiarla. È davvero un valore aggiunto”.

Luca Ward, uno dei doppiatori italiani più famosi, dice che “Il doppiaggio avrebbe bisogno di nuove voci, non è concepibile sentire sempre le solite quando vanno in onda le seguitissime serie tv. Se tornassi indietro, se avessi ancora la possibilità di dirigere i turni di doppiaggio formerei almeno cento nuove voci all’anno. C’è bisogno dei giovani”. Chissà che non ci sia bisogno anche dei giovani con autismo che frequentano il corso del progetto ‘Pappagallo’. “Ci piacerebbe che qualcuno dei nostri ragazzi potesse essere inserito davvero nel mondo del doppiaggio. Adesso ci si sta muovendo un po’ lungo il filone del doppiaggio inclusivo. Oggi- conclude Silvia Iacomini- l’idea è che il personaggio che presenta una determinata caratteristica venga doppiato da una persona che ha quella caratteristica. La disabilità, invece, è ancora poco presente in questa realtà”.

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