Strage Bologna, Mambro: “Io innocente, neanche Falcone credeva fossimo stati noi”

BOLOGNA – “Siete stati depistati. Noi siamo stati condannati sull’altare di una necessità storica, perché il nostro processo doveva coprire un’altra realtà, uno scenario politico internazionale che ha portato a delle conferme, e lei lo sa perché ha indagato su Thomas Kram”. Rispondendo alle domande del pm di Bologna Enrico Cieri, Francesca Mambro, condannata in via definitiva come esecutrice materiale della strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria, afferma una volta di più di considerarsi innocente, e rilancia la cosiddetta ‘pista palestinese’ nell’udienza odierna del processo per concorso nella strage a carico dell’ex Nar Gilberto Cavallini.

Il botta e risposta con il pm nasce a seguito di alcune osservazioni mosse a Mambro dalla Procura, che le contesta di aver dato, negli anni, tre diverse versioni sul motivo per cui il 2 agosto sarebbe andata a Padova con Valerio Fioravanti, Luigi Ciavardini e Cavallini.

“NEANCHE FALCONE CREDEVA A PISTA FASCISTA”

Francesca Mambro cita anche Giovanni Falcone. Sentita dal pm Antonello Gustapane sugli spostamenti degli ex Nar il giorno della strage alla stazione, Mambro ribadisce la propria estraneità sulla stessa e cita anche le indagini di Falcone negli anni ’80 (verbale del 24 giugno ’86) su Valerio Fioravanti per l’omicidio di Piersanti Mattarella. “Sa qual è il problema? È che Falcone non ha mai creduto alla strage di Bologna, come non ha creduto neanche all’omicidio Mattarella, tant’è che Valerio è stato assolto in primo e secondo grado e anche in Cassazione, che ha definito finalmente quella vicenda. Alle parole di Angelo Izzo e company non ha creduto il dottor Falcone- insiste Mambro- come non credeva alla strage di Bologna. Tant’è che parlava con noi, non con gli altri”. Gustapane le risponde subito che “purtroppo Falcone è morto”, ma Mambro prosegue: “Però Falcone ha dato la sua disponibilità ogni volta che ci sono stati dei problemi per quanto riguardava le indagini e noi abbiamo sempre chiesto aiuto a tutti coloro che potevano aiutarci, perché volevamo che fosse fatta chiarezza e giustizia”.

“NON HO MAI MENTITO”

“Io non ho mai mentito, ho sempre avuto un atteggiamento di confronto e ho sempre cercato di dare agli inquirenti tutto quello che poteva servire a raccontare la nostra storia, e a dimostrare come sia la nostra storia sia le nostre azioni nulla avevano a che fare con la strage di Bologna”. Lo dice Francesca Mambro interrogata dal pubblico ministero Gustapane durante il processo Cavallini.

“È da tanti anni ormai che perseguo un’altra strada, quella della giustizia riparativa”, aggiunge Mambro durante il botta e risposta con Gustapane anche sui fatti dell’attacco del maggio ’80 al liceo romano Giulio Cesare. Mambro rimarca poi, così come aveva fatto alla sua testimonianza all’udienza di una settimana fa, la differenza allora tra i giovani Nar e le organizzazioni della destra extraparlamentare come Ordine nuovo e Avanguardia nazionale, che “si riempivano la bocca di parole” mentre “nessuno chiedeva giustizia per i nostri morti” per mano dei gruppi armati dell’estrema sinistra.

In un altro passaggio, mentre viene sentita dal pm Enrico Cieri, Mambro dice inoltre che “nel processo del 2 agosto l’onere della prova paradossalmente è stato dalla parte degli imputati“, provocando qualche mugugno, di nuovo, tra i componenti dell’associazione dei famigliari delle vittime della strage seduti tra il pubblico.

EX FACCENDIERE PAZIENZA CHIEDE DI ESSER CONVOCATO

“Chiedo cortesemente alla signoria vostra di poter essere convocato nel processo Cavallini, ex articolo 197-bis del codice di procedura penale, ove depositare atti e documentazione di possibile interesse. Con osservanza. Francesco Pazienza”. È il testo di un telegramma firmato da Francesco Pazienza, ex discusso faccendiere e agente segreto, condannato in via definitiva nel ’95 per aver tentato di depistare le indagini sulla strage del 2 agosto 1980, che il giudice Michele Leoni legge alla ripresa pomeridiana del processo Cavallini a Bologna.

Leoni, presidente della Corte d’assise che sta ascoltando anche oggi in aula Francesca Mambro come testimone, aggiunge che il telegramma è stato spedito la mattina del 29 maggio “e io l’ho trovato in pausa pranzo sulla mia scrivania”. Il telegramma è stato quindi depositato e acquisito agli atti, ed è a disposizione delle parti. Leoni si è rivolto poi alle parti sul telegramma: da parte dei pm non c’è stata nessuna richiesta, mentre l’avvocato di parte civile Andrea Speranzoni ha chiesto di vederlo. La fattispecie giuridica citata nel telegramma è dunque quella delle persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato che assumono l’ufficio di testimone.

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30 maggio 2018
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