Donne per sempre ‘vice’? Il vero servizio al Paese: Diventare leader

All'agenzia Dire la tavola rotonda 'Donne in politica. Per sempre 'vice'?' con Sandra Zampa, per capire come mai, nonostante la parità di genere stabilita dalla Costituzione, le donne in politica scarseggino e ottengano sempre ruoli subordinati
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ROMA – Anche se la Costituzione italiana all’articolo 3 stabilisce il principio della parità di genere e quello delle pari opportunità tra donne e uomini è stato rafforzato con una modifica all’articolo 51 nel 2003, le donne italiane non riescono ad avere un ruolo di primo piano nelle istituzioni. Se “il 18 aprile del ’48, con le prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana, le donne che entrarono in Parlamento erano il 5% del totale, ci vogliono trent’anni per averne cinquanta e soltanto nel 2006 si arriva a più di 150 elette“. Parte dalla storia delle donne nella Repubblica italiana la giornalista Sandra Zampa in apertura della tavola rotonda ‘Donne in politica. Per sempre ‘vice’?‘ che si è tenuta oggi pomeriggio nella sede dell’agenzia Dire, a Roma, nell’ambito degli approfondimenti di DireDonne.

Ad ispirare il titolo del dialogo con la senatrice e neuropsichiatra, Paola Binetti e Francesca Puglisi, già senatrice e promotrice di Towanda (movimento delle donne Dem, ndr) un articolo pubblicato su ‘La Stampa’ da Flavia Perina, dedicato proprio alla questione delle vice in politica. “Nella XVII legislatura per la prima volta tra Camera e Senato si registra una presenza femminile del 30,1%, mentre la percentuale del 40% fissata dal Rosatellum non è stata raggiunta nemmeno con le elezioni del 2018”, continua Zampa, che sottolinea: “Nel resto d’Europa le donne invece sono protagoniste e leader, e penso non solo a Merkel, ma anche alle leader dell’Spd, dei Verdi tedeschi, dei Laburisti scozzesi e della Sinistra danese. Anche in Ungheria la grande area di protesta che si oppone a Orban ha una al femminile”.

“Nulla impedisce ad una donna di rivelare anche in politica la sua leadership”, sottolinea Binetti, ragionando sul “potere che si declina al maschile”. Le donne spesso “chiedono di essere vice” perché è “nello specifico del femminile l’etica della cura” e, per questo, continua la senatrice, l’uomo preferisce “delegare la cura di sé, spesso i suoi segreti” ad una figura femminile “meno competitiva e conflittuale di un collega uomo”. Ma si guarda bene dal “delegare il potere”.

Cosa manca alla ‘donna vice’ per compiere un passo in più e non vivere “lo scavalcamento” come “un tradimento”? Per Binetti l’appoggio di altre donne, che “al dunque spesso votano l’uomo“. Quel fare squadra alla base di Towanda, il movimento di donne dem nato per denunciare la scarsa rappresentanza femminile fra i nuovi parlamentari del Partito Democratico nell’ultima legislatura. “Nella notte della formazione delle liste- spiega Puglisi, promotrice della ‘rivolta’ delle democratiche- le pluricandidature, che dovevano essere uno strumento di tutela dei piccoli partiti, sono diventate uno strumento in mano al segretario nazionale per promuovere più uomini in Parlamento utilizzando le donne come flipper. Sono bastate otto pluricandidate in cinque liste proporzionali per non eleggere 30 donne che sarebbero potute entrare al posto di altrettanti uomini”. Da lì, la scelta di unirsi per chiedere il ripristino della Conferenza nazionale delle donne “per elaborare nostre proposte e avere rappresentanza in tutti gli organismi”.

Appuntamento fondamentale, secondo le relatrici, saranno le elezioni europee, dove “se il Partito Democratico vuole ottenere un buon risultato- avverte Puglisi- deve allearsi con le donne italiane, che, con norme con il ddl Pillon, rischiano di fare enormi passi indietro”. Lavoro, autonomia, educazione di genere, una modifica nella legge elettorale, una rivoluzione nel linguaggio, tra le sfide per rendere “il vero servizio che le donne possono fare a questo Paese- conclude Zampa- Diventare protagoniste”.

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28 Marzo 2019
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