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Etiopia, la sfida di Amref: dai servizi sanitari diritti e lavoro/VIDEO

ROMA – Creare benessere, resilienza ed empowerment femminile attraverso attività imprenditoriali legate al settore della salute: questo uno degli impegni chiave di Amref Health Africa in Etiopia, un Paese con 102 milioni di abitanti, dei quali 1,1 milioni sfollati. L’Etiopia deve inoltre confrontarsi con 800 mila rifugiati giunti dai Paesi vicini, mentre le diseguaglianze sociali nonché gli effetti dei cambiamenti climatici rendono difficile l’accesso al cibo per 5,6 milioni di persone – di cui la metà donne e minori – mentre altre 9,2 milioni non hanno acqua potabile.

“Amref dagli anni Sessanta si occupa di salute, offrendo un’ampia gamma di servizi, tra cui programmi per la salute sessuale e riproduttiva, assistenza per le donne e i bambini, prevenzione delle malattie trasmissibili e non” spiega all’agenzia ‘Dire’ Misrak Makonnen, direttore dal 2011 di Amref Health Africa Etiopia. “In totale abbiamo raggiunto 1,6 milioni di persone e formato 18mila professionisti sanitari locali. Ci preoccupiamo di creare benessere”.

Il paradigma, dice Makonnen, è semplice: offrire corsi di formazione per sviluppare capacità imprenditoriali, quindi creare piccole attività di business legate al mondo della salute, come “marketing nel settore medico-sanitario, o la creazione di latrine e docce a pagamento, da affidare alla gestione di giovani e donne, in modo che l’attività prosegua anche quando il progetto termina”.

Secondo il direttore, “tutto questo influenza la vita quotidiana delle comunità, perché mentre si potenzia la salute della popolazione, al contempo si creano piccoli modelli di business resilienti e quindi benessere ed empowerment femminile”.

Secondo Makonnen, una comunità in salute, in cui le donne hanno accesso al lavoro e possono quindi assumere un ruolo decisionale in famiglia come nelle comunità, è anche una comunità più ricca. L’approccio di Amref, prosegue il direttore, consiste “nel lavorare in tandem con le strutture sanitarie del governo, dando priorità ai soggetti più fragili – donne e minori, appunto – ma anche rispondere ai bisogni che di volta in volta osserviamo”.

Un esempio sono i programmi a Gambella, regione del sud-ovest dove Amref risponde anche a un’emergenza. Qui si concentra infatti la maggior parte dei profughi dal Sud Sudan: 410mila, dei quali 100mila arrivati solo nel 2017. “Oltre ai servizi tradizionali – salute della madre e del bambino e servizi igienico-sanitari – offriamo supporto alle infrastrutture sanitarie, che con l’arrivo dei profughi sono chiamate a fornire servizi a una popolazione raddoppiata in pochissimo tempo”. Una pressione enorme, che rischia di far insorgere tensioni tra le comunità locali e i profughi, “ma se si migliora il servizio, è possibile evitare i motivi di conflitto”, assicura Makonnen. Di recente non si può parlare di Etiopia senza pensare all’annuncio di un accordo di pace con l’Eritrea, dopo 20 anni di gelo e dissapori.

“La pace è una precondizione necessaria a realizzare i nostri progetti sulla salute e il benessere delle comunità” sottolinea il direttore di Amref Health Africa Etiopia. “La guerra fa soffrire prima di tutto donne e bambini, e causa sfollati: durante il conflitto con l’Eritrea (dal 1998 al 2000, ndr) mezzo milione di etiopici hanno dovuto lasciare le proprie case. Un accordo di pace produce effetti positivi di lungo periodo che hanno davvero la capacità di migliorare il benessere delle persone”.

24 luglio 2018
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