La Russia sempre di più nel segno di Vladimir

di Marietta Tidei (vicepresidente assemblea parlamentare Osce)

 

MOSCA – La Russia sceglie ancora il suo presidente-padre della patria. Vladimir Putin sarà il presidente della Federazione Russa per i prossimi sei anni. Ancora una volta, per la quarta volta.

Un’impronta chiara, la sua, impressa su un Paese che, al netto delle polemiche elettorali e di un giudizio severo espresso dalla missione di monitoraggio dell’Osce, ha scelto la strada della stabilità, affidando al suo presidente-padre della patria il compito di guidarla in continuità.

Se si dovesse sintetizzare la volontà espressa dal 76% degli elettori russi in poche battute, si potrebbe dire che ha vinto la voglia di stabilità ma anche l’orgoglio di essere tornati ad essere una potenza centrale sulla scena internazionale.

Un protagonismo e una stabilità che secondo la maggioranza dei russi Putin ha voluto e saputo difendere a tutti i costi.

Scrivo da Mosca, dove mi trovo in qualità di capo delegazione della missione di monitoraggio dell’Assemblea parlamentare dell’Osce e come altre volte in cui ho osservato le elezioni torno a casa con la convinzione che a queste latitudini la parola stabilità ha un’accezione molto più positiva che dalle nostre parti.

I dati delle elezioni presidenziali che si sono tenute domenica parlano chiaro e assegnano a Putin un nuovo e travolgente successo. Nei giorni che hanno preceduto il voto ho potuto constatare in prima persona la volontà di tanti russi di dare nuovamente fiducia a Putin, considerato un padre per quello che ha saputo fare dentro i confini del Paese in termini di modernizzazione, seppure in un contesto economico complicato, ma anche e soprattutto fuori.

La sensazione di accerchiamento da parte dell’Occidente è diffusa in larga parte della popolazione e su questa sensazione la retorica nazionalista, esercizio in cui Putin si ê si mostrato un campione, ha giocato un ruolo formidabile. L’ultima vicenda, in ordine temporale, che ha messo la Russia sul banco degli imputati a livello internazionale è stata quella dell’ex spia Sergei Skypral.

Questa vicenda ha probabilmente giocato a favore di un consolidamento dell’immagine interna di Putin. E’ solo un esempio, ma significativo, del mood che ha caratterizzato gli ultimi giorni di questa piatta campagna presidenziale.

E’ indubbio che con Putin la Russia si è ritagliata un ruolo di primo piano sullo scacchiere internazionale e che in molti contesti delicati, a iniziare dalla Siria, gioca un ruolo politico, diplomatico e militare di primissimo livello, da super potenza.

Situazione generata anche da un Unione europea data come “non pervenuta” in molti scenari e da un ruolo statunitense sempre più confuso e incomprensibile. Un’immagine di cui molti russi si sentono orgogliosi e che vogliono difendere a tutti i costi. Ecco perché Putin è considerato, ancora una volta, l’uomo giusto al posto giusto.

E’ del tutto evidente che il successo e la riconferma di Putin sono stati facilitati da una campagna elettorale noiosa e poco percepita, con nessun competitor in grado di tenere neanche lontanamente il passo del presidente in carica. Per ammissione di tutti gli sfidanti, nessuno di loro ha mai avuto la minima convinzione che la battaglia fosse minimamente contendibile.

Come abbiamo sottolineato nello statement conclusivo dell’attività di monitoraggio il voto si è svolto in maniera ordinato dal punto di vista tecnico e organizzativo, seppure caratterizzato da alcune irregolarità, denunciate da Golos e in parte rilevate anche dagli osservatori Osce.

Nonostante la buona performance della Commissione Elettorale Centrale, guidata dall’attivista dei diritti umani Ella Panfilova, percepita da molti come una figura di garanzia, e il recepimento di alcune raccomandazioni dell’Osce nelle norme che regolano il processo elettorale, troppe sono ancora le restrizioni delle libertà fondamentali.

La mancanza di una sana competizione, un sistema di media prevalentemente appiattito sulla figura dell’incumbent e una pressione continua sulle voci critiche hanno di fatto contribuito a rendere queste elezioni assolutamente scontate.

L’esclusione di Aleksej Navalnyi, blogger e attivista dei diritti umani, che ha dato filo da torcere all’immagine di Putin organizzando manifestazioni di piazza molto partecipate, ha indubbiamente pesato nell’area del dissenso al presidente russo, che di fatto non ha però avuto la capacità di compattarsi intorno a un progetto forte di alternativa.

Lo stesso Putin ha puntato principalmente sulla sua immagine e sul lavoro fatto, dentro e fuori la Russia, piuttosto che su argomenti elettorali. Non a caso la sua candidatura alla presidenza del Paese è stata di natura personale, non un’investitura di partito.

I sondaggi che misurano la popolarità del presidente russo, inclusi quelli realizzati da istituti che tutto sono tranne che filogovernativi, davano Putin su percentuali di gradimento altissime, superiori all’80 per cento. Una quota che testimonia come la sua figura sia estremamente radicata tra la popolazione russa.

La Russia si affida nuovamente al suo presidente-protettore, con tante incognite sul futuro, dalla difficile situazione economica interna aggravata da sanzioni e contro sanzioni ad uno scenario internazionale che si complica ogni giorno di più nel quale sarà difficile districarsi.

21 marzo 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»