Africa, Amref lancia la campagna 'Non aiutateci per carità' - DIRE.it

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Africa, Amref lancia la campagna ‘Non aiutateci per carità’

ROMA – ‘Non aiutateci per carità’: così recita la nuova campagna lanciata da Amref Health Africa – Italia, onlus che da oltre 60 anni si preoccupa di portare il benessere e la salute nel continente a Sud. Un appello a rompere gli stereotipi e guardare ai 54 Paesi africani per ciò che sono realmente.

“In Italia si considerano terra da cui partono invasori. Noi vogliamo ribaltare questa percezione: è fucina di risorse, talenti e futuro” ha detto Ilaria Borletti Buitoni, presidente onorario di Amref Italia, nel corso dell’incontro di presentazione a Roma.

Con questa campagna, che richiama anche i progetti precedenti ‘Voci di confine – La migrazione è una bella storia’ e ‘Snapshots from the borders – Istantanee dai confini’, parte anche una nuova raccolta fondi via Sms, per finanziare la formazione di operatori sanitari: “Amref crea condizioni affinché nelle comunità esistano speranza, risorse, futuro” prosegue la Borletti Buitoni. “Non è un caso che il sottotitolo di ‘Non aiutateci per carità’ sia ‘Aiutateci perché abbiamo fame di cambiamento‘. Inorridisco quando sento parlare di ‘migranti economici’, come se l’avanzata del Sahara o l’assenza di prospettive siano tragedie minori rispetto a un conflitto armato”.

Ma l’Africa, insistono gli ospiti in sala, non è solo questo: “L’Africa è immensa, ha migliaia di etnie… Non è solo il Ruanda del 1994 (anno del genocidio, ndr). E’ una terra di gioia incredibile” dice Giobbe Covatta, volto storico della onlus in Italia, a cui fa eco il nuovo testimonial, il regista Pif (al secolo Pierfrancesco Diliberto), che rivendica l’importanza di viaggiare per liberarsi degli stereotipi eurocentristi: “Mi è bastata una settimana in Kenya, e sono tornato un esperto”, scherza col pubblico.

A chiedere di dimenticare l’Africa quale sinonimo di povertà è anche Fortuna Ekutsu Mambulu, direttore dell’African Summer School: “Le risorse del continente sono valutate in 46mila miliardi di dollari. E teniamo presente che non è compresa in questa cifra il valore dei prodotti, della creatività e del lavoro degli africani”.

A sollevare il ruolo del giornalismo nel raccontare “tanto e meglio l’Africa” è Roberto Natale, della Responsabilità Sociale Rai: “In’indagine Ipsos ha rivelato che l’Italia è al terzo posto per popolazione in cui è maggiore il divario tra percezione e realtà. Ad esempio, alla domanda ‘quanti musulmani ci sono in Italia?’, la maggioranza ha risposto ’20 per cento’, quando costituiscono poco più del tre. E’ interesse dell’Italia cambiare la narrazione”.

Ad avere molto a che fare con notizie paradossali sono gli autori di ‘Lercio’, il sito di “fictional news”: “Noi spingiamo le notizie al paradosso, ma spesso la realtà ci segue e ci raggiunge. Accade anche dal mondo della politica”, hanno detto Alfonso Biondi e Eddie Settembrini.

 

E contro chi viola la verità dei fatti, distorcendoli o creando fake news, “al momento si è impotenti”, denuncia Valerio Cataldi, dell’associazione Carta di Roma. “Si difende il giornalista rivendicando il principio della libertà di espressione. Ma i giornalisti non lavorano con le opinioni, ma coi fatti”.

Durante l’incontro, poi, è stato sottolineato che non esiste solo un’Africa al di là del Mediterraneo. A testimoniarlo Sonny Olumati, nato in Italia da genitori stranieri, volto del movimento degli Italiani senza cittadinanza: “Da quando sono piccolo sento parlare di creare ponti tra Europa e Africa. E intanto ci ha pensato la biologia: in Europa vivono centinaia di migliaia di africani di seconda generazione. Che però hanno bisogno di più spazio e opportunità”. A concludere l’incontro la vignetta che Mauro Biani ha dedicato a questa iniziativa: un bambino sulla schiena della mamma – con l’acconciatura che ricalca il profilo del continente – che dice: “Noi non siamo terzi a nessuno”. “Le vignette sono anche espressione dei paradossi” ha detto Biani. “Se davvero siamo contrari agli africani, allora facciamo in modo che ognuno torni a casa sua. Ma l’Europa non si rende conto che se accadesse, in poco tempo andrebbe a rotoli”.

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20 settembre 2018
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