VIDEO | Violenza donne, ‘Processi e diritto di genere’: denunce aumentano, ma non basta

A parlare alla tavola rotonda di approfondimento DireDonne su ‘Processi e diritto di genere’ l’avvocata Andrea Catizone, la giudice Bernadette Nicotra e la presidente di BeFree Oria Gargano
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Catizone: “Esistono le famiglie non la famiglia”

ROMA – “Come cittadina provo un senso di sdegno e di sfiducia, quando sento di pene dimezzate, come nel caso della sentenza ‘Matei’ o di motivazioni come quelle legate alla sentenza della Corte d’appello di Ancona sulla ‘ragazza troppo mascolina per essere violentata’, ma come giudice ribadisco che prima di esprimere giudizi bisogna leggere bene le motivazioni delle sentenze”. A parlare, alla tavola rotonda di approfondimento DireDonne di oggi su ‘Processi e diritto di genere’ con l’avvocata Andrea Catizone, è la giudice Bernadette Nicotra. Si parte dalle sentenze che hanno suscitato maggiore clamore mediatico negli ultimi tempi e da come il femminicidio sia trattato nelle aule di tribunale. “‘La soverchiante tempesta emotiva‘ dell’assassino di Olga Matei- ha spiegato la giudice- certificata da uno psichiatra e della quale i giudici di Bologna hanno tenuto conto, unita ad altre attenuanti, come la parziale confessione o il tentato risarcimento alla figlia della vittima, hanno portato all’esito”. E a proposito di attenuanti l’avvocata Andrea Catizone ha posto l’attenzione sull’utilizzo del rito abbreviato che comporta la riduzione di un terzo della pena.

“In oltre 30 anni di lavoro come giudice di udienza preliminare ho visto un ricorso molto frequente al rito abbreviato, e data la lungaggine dei processi- il dibattimento comporta un’istruttoria molto lunga e dolorosa- valuterei il fatto che questo strumento consente di arrivare a sentenza in tempi rapidi. Forse per alcuni omicidi particolarmente gravi o premeditati si potrebbe ripensare il ricorso a questo strumento. Non dimentichiamo quanti casi di violenza sessuale pero’ finiscono nella prescrizione”.

La presidente di BeFree Oria Gargano parla del Ddl Pillon e del Congresso mondiale sulla famiglia 

“C’è una maggiore attenzione da parte della giustizia- ha sottolineato Oria Gargano, presidente di BeFree, cooperativa che è alla guida di centri antiviolenza e che da sempre si occupa di tutela e sostegno alle donne- ma, guardando alla Convenzione di Istanbul, oltre al tema della persecuzione, dobbiamo occuparci anche di prevenzione e protezione. L’Istat ci dice comunque che le denunce sono aumentate e dal 2008 al 2016 il numero è piu’ che raddoppiato”.

La giudice Bernadette Nicotra su Codice Rosso

Questo “grazie anche- ha sottolineato la giudice Nicotra- ad una normazione che ha messo la persona offesa al centro del processo. Dopo la Convenzione di Istanbul, c’è stato il decreto legge 118 del 2013 e il legislatore, inoltre, ha dato la possibilità a tutte le vittime di ottenere il gratuito patrocinio”.

Ha posto l’attenzione sulle misure cautelari l’avvocata Andrea Catizone come strumento che puo’ permettere alle donne vittime di violenza di sentirsi protette e uscire da quello che ha definito un vero e proprio “sistema di violenza” che le imprigiona e ha valorizzato come cruciale il momento della denuncia: “Ricordiamo alle donne- ha ribadito- che il processo inizia in quel momento”. “Ogni giorno al Tribunale di Roma- ha spiegato Bernadette Nicotra, riferendosi al suo lavoro di gip- riceviamo, dalle Procure, richieste di misure cautelari e pre-cautelari che il giudice decide dopo che il pm ha vagliato la fondatezza della denuncia e che sono lo strumento migliore per evitare la recidiva e per evitare un omicidio. Questa è la prevenzione e arriva prima della repressione. Parliamo di carcere, come extrema ratio per gli uomini estremamente violenti, dei domiciliari se i due non convivono, e infine del divieto di avvicinamento e ordine di allontanamento o del divieto di comunicare con qualsiasi mezzo. Sono misure efficacissime, che il gip indica nella sua ordinanza, unite all’indicazione per cui ogni trasgressione corrisponde a un innalzamento della misura cautelare con l’ingresso in carcere. Io lo specifico sempre nell’ordinanza e- ha puntualizzato ancora la giudice- quando mi arriva una richiesta di misura cautelare non faccio passare piu’ di due giorni, anche la sera stessa è pronta. Bisogna avere l’occhio vigile”. Sulla preparazione e adeguata formazione di chi tratta i casi di donne vittime di violenza, da chi riceve la denuncia al medico del pronto soccorso, ha insistito Oria Gargano di BeFree che ha sottolineato che una “semplice violenza domestica- se non riconosciuta nella sua peculiarità- si chiude davanti a un giudice di pace”. E, a proposito di pronto soccorso, ha ricordato il percorso che BeFree “dal 2009 ha all’interno dell’ospedale San Camillo Forlanini di Roma, attivo h24 con operatrici che lavorano con il triage” attraverso il quale “si aiutano le donne a parlare dei maltrattamenti subiti”. E ha ricordato un altro progetto, al momento fermo, che prevedeva “incontri con alcuni uomini detenuti di Regina Coeli per reati di maltrattamenti e violenza maturati nella relazione allo scopo di educare a relazioni sentimentali di parità, senza gabbie che sono gabbie- ha sottolineato- tanto per gli uomini quanto per le donne. Per questo diciamo BeFree”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

14 Marzo 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»