Trivelle, ok del Consiglio di Stato alle ricerche nell’adriatico: bocciato il ricorso

ROMA – Il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi presentati contro il ministero dell’Ambiente e la società Spectrum Geo dalla Regione Abruzzo, di fatto aprendo alle attività di prospezione e ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico prospiciente le coste delle regioni Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia.

L’udienza pubblica è dello scorso 21 dicembre con sentenza pubblicata il 28 febbraio.

Il Collegio, si legge nella sentenza, “ravvisando che i motivi di appello impingono nel merito delle valutazioni riservate all’amministrazione, ravvisa l’inammissibilità degli stessi“.

Inoltre, “stante, da un lato, l’infondatezza di alcune censure e, dall’altro, l’inammissibilità di altre, l’appello deve essere respinto”.

L’ATTACCO DEL M5S: “QUESTA FOLLIA VA FERMATA”

“Questa follia va fermata. Ribadiamo che siamo contrari tout court alle trivellazioni, sia a mare sia a terra, e non solo alla tecnica dell’airgun. Si tratta di un vero assalto ai mari per qualche sporco barile di petrolio o qualche metro cubo di gas del tutto ininfluente sul consumo del nostro Paes”: lo denunciano tutti e 42 deputati e senatori pugliesi del Movimento 5 Stelle in merito ai ricorsi delle Regioni Abruzzo e Puglia, rigettati da parte del Consiglio di Stato in tema di prospezioni di idrocarburi nell’Adriatico.

PERCHE’ IL RICORSO E’ STATO RESPINTO

Il Consiglio di Stato, nella sentenza pubblicata il 28 febbraio, spiega che il ricorso era stato proposto dalla Regione Abruzzo nei confronti del ministero dell’Ambiente e la Spectrum Geo Ltd.

Le vicende amministrative partono da un’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale relativa al Programma dei Lavori collegato al progetto ‘Permessi di prospezione d 1 B.P.-SP e d 1 F.P.-SP situati nel mare Adriatico prospiciente le coste delle regioni Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia’ presentata dalla Società Spectrum Geo Ltd con il decreto n. 103/2015, emanato dal ministero dell’Ambiente di concerto con il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Il progetto riguardava l’effettuazione di prospezioni geofisiche con acquisizione di linee sismiche a riflessione 2D con singolo passaggio e uso della tecnologia Air gun, per uno sviluppo complessivo di 8.134 km. L’area interessata è al di fuori della fascia di tutela delle 12 miglia.

“Molte delle censure”, si legge nella sentenza, “appaiono generiche, pertanto inammissibili“, ad esempio “si osserva l’assenza di deduzioni specifiche sia in relazione alla esatta delimitazione dell’area da prendere in considerazione ai fini della valutazione degli impatti (‘immense aree dell’Adriatico’ – pag. 30 appello) che in merito alla presenza di aree tutelate (‘svariati siti di interesse comunitario, di aree marine protette, di riserve costiere, di Parchi Nazionali’ – pag. 30 appello)”.

“Tutte le censure che contrastano il contenuto del compendio delle valutazioni discrezionali poste a base del positivo provvedimento definitivo di VIA sono inammissibili”, si legge ancora, “la Regione ricorrente, in buona sostanza, attacca l’opportunità delle scelte, tecniche e amministrative, rimesse all’autorità preposta alla cura di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, sostituendo alle contestate valutazioni, che non superano mai la soglia dell’abnormità o della manifesta illogicità, le proprie soluzioni (valoristiche, progettuali, istituzionali, economiche)”.

Inoltre, “tutte le censure dirette a contestare l’omessa valutazione degli impatti cumulativi delle attività autorizzate sono anche infondate, in considerazione della sufficienza ed idoneità delle prescrizioni imposte dalla Commissione, secondo il principio di massima precauzione”.

Ancora, “risulta impossibile, e non corretto, procedere alla valutazione cumulativa degli effetti della fase della prospezione, riguardante la sola acquisizione di dati geofisici della ricerca di idrocarburi, con quelli generati nella successiva fase di coltivazione degli idrocarburi, non attinente quindi con il progetto presentato”.

LE CRITICHE DEI NO TRIV: SENTENZA DISCUTIBILISSIMA E POLITICA SILENTE

La sentenza del Consiglio di Stato “è discutibilissima. Abbiamo una strategia energetica nazionale che in teoria spinge per le rinnovabili e per lo stop dei gas, ma poi non c’è alcun seguito a queste premesse. Ora si procede addirittura con uno dei progetti più impattanti per il nostro Paese“. Lo spiega alla DIRE Enzo Di Salvatore, costituzionalista e padre del referendum No Triv.

Secondo Di Salvatore bisognerebbe “recuperare il famoso Piano che doveva rimettere ordine nelle aree” in cui consentire le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale. Una proposta “depositata in Parlamento, e lì sepolta. Andrebbe ripresa”.

Cinque le regioni italiane interessate dalla sentenza: Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, per un totale di 700km di costa e un’area di circa 30mila km quadrati, una di quasi 14mila da Rimini a Termoli, una di oltre 16mila da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme.

C’è delusione in Di Salvatore nel vedere “che finora nessun esponente politico abbia commentato la sentenza, è davvero sorprendente”. Politica che, secondo il costituzionalista, “dovrebbe riappropriarsi proprio della responsabilità politica”.

Ma non sarà facile, perchè “c’è una pressione molto forte dell’Unione Europea su molte opere, oltre ad accordi già siglati. Per chiunque andrà al governo non sarà facile. Servirebbe piuttosto una politica dei piccoli passi, fatta di un cambio culturale che già col referendum No-Triv si è visto. I tempi ora sembrano maturi per arrivare ad una visione sistemica che unisca ambiente, economia, cambiamenti climatici e rifugiati ambientali“, conclude.

13 marzo 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»