Da San clemente a San Lorenzo fuori le mura, in un libro tutti i mosaici di Roma restaurati dall’Iscr

ROMA – La ricchezza ineguagliabile di San Clemente, l’oro di San Lorenzo fuori le mura, le migliaia di tessere che compongono le figure di Santa Cecilia. I mosaici che adornano molte tra le più belle chiese di Roma restaurati negli anni dall‘Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro diventano protagonisti di un libro che racconta tecniche, studi e scoperte degli interventi realizzati tra il 1991 e il 2004 dall’allora Istituto Centrale del Restauro.

Edito da Gangemi, nelle sue oltre 500 pagine ‘Mosaici medievali a Roma attraverso il restauro dell’Iscr 1991-2004’, questo il titolo del volume, racconta minuziosamente gli otto cantieri allestiti dall’Istituto per restaurare i preziosi mosaici di altrettante chiese e basiliche: Basilica di Santa Sabina, Chiesa di San Teodoro, Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura, San Pietro in Vincoli, l’Oratorio di Giovanni VII nell’antica Basilica di San Pietro, la Basilica di Santa Cecilia, quella di San Clemente e Santa Maria Nova. 

Presentato all’Accademia di San Luca, a Roma, il libro è curato da Carla D’Angelo, insieme a Maria Andaloro, che all’agenzia Dire ha raccontato la nascita della pubblicazione:

 – Qual è lo scopo di una pubblicazione così imponente? 

“Lo scopo del libro è raccontare in modo dettagliato il lavoro svolto dal laboratorio di restauro dei manufatti musivi dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro attraverso una vasta raccolta di immagini altrettanto dettagliate, come anche di numerose tavole grafiche e di indagini di carattere scientifico di enorme valore, al fine di comprendere a fondo i cantieri di cui si vuole trattare. L’ambizione è che questa pubblicazione diventi uno strumento di conoscenza per studiosi, esperti, studenti, ma anche persone appassionate e soprattutto per chi opera nel campo del restauro. Si tratta di mosaici parietali presenti in sette chiese di Roma, con la sola eccezione del frammento staccato dalla parete di controfacciata dell’Oratorio di Giovanni VII, con l’immagine della Vergine. Nella prima parte del volume vengono raccontati i cantieri, quasi tutti didattici, compiuti insieme agli allievi della Scuola di Alta formazione dell’Istituto, mentre nella seconda parte sono presenti gli studi che da questi cantieri sono scaturiti, e da ultimo un approfondimento sulle tessere vitree”. 

 – Come mai è stato scelto proprio quel periodo tra il 1991 e il 2004? 

“Si tratta di un periodo molto importante che ha visto crescere l’interesse verso i mosaici. Già a metà degli anni Ottanta a Roma ci fu un rinnovato interesse per i mosaici medievali che portò, negli anni successivi, a svolgere numerosi interventi su questo tipo di manufatti. Non solo l’Icr, ma anche la Soprintendenza, con Vitaliano Tiberia, in quegli anni restaurò altri mosaici di altrettanta importanza, fra cui quelli della Basilica dei Santi Cosma e Damiano e di Santa Maria in Trastevere“.

 – Molto spesso, i restauri rivelano particolari inediti delle opere. È stato così anche per gli otto mosaici? 

“Certamente lo è stato per il mosaico dell’arco absidale della Basilica di San Lorenzo fuori le mura. Molti studiosi avevano individuato nel mosaico una diversità stilistica di alcune figure: per alcuni era dovuta alla presenza di più maestri nello stesso cantiere, mentre per altri era dovuta al fatto che fossero state eseguite in fasi diverse. Solo attraverso il nostro restauro abbiamo appurato e anche documentato, con il video endoscopio, che il mosaico è stato effettivamente realizzato in due fasi. Dunque, se la fase originaria della basilica è quella di Pelagio, tra il 579-590, la fase successiva viene datata da Giulia Bordi alla seconda metà dell’XI secolo”.

– Lei ha partecipato a tutti i cantieri, qual è l’opera che più l’ha colpita?

“San Clemente è certamente tra i mosaici più belli e più ricchi per la presenza dei materiali preziosi, come la madreperla, le paste vitree tagliate a gioiello e il cristallo di rocca. In generale, però, tutti i cantieri sono stati un’esperienza significativa. Il cantiere di restauro offre, infatti, sia la possibilità di conoscere il manufatto in tutti i suoi particolari, sia la possibilità di cimentarsi anche in operazioni complesse, come è stato il consolidamento degli strati che compongono i mosaici, in particolare se si tratta di un catino absidale, dove generalmente si riscontrano estesi distacchi fra gli strati preparatori e fra lo strato di fondo e la struttura muraria”.

(Foto di Iscr)

13 Febbraio 2018
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