Da Satiro danzante a sito Baia, 20 anni di restauro subacqueo Iscr

ROMA – Il primo e’ stato il Satiro danzante di Mazara del Vallo, poi la Peschiera di Torre Astura, a Nettuno, e il grande progetto ‘Restaurare sott’acqua’ nel Parco sommerso di Baia, con la sua Villa dei Pisoni, la via Herculanea e l’area termale di Punta Epitaffio. L’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro celebra vent’anni di attivita’ dedicati alla salvaguardia e conservazione del patrimonio sommerso e alla nascita del Nias, il Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea nato nel 1997 su spinta dell’allora direttore, Michele Cordaro, e dall’archeologo subacqueo Roberto Petriaggi, al quale fu affidata la direzione.

“Loro compresero l’importanza di aprire il settore della conservazione del patrimonio archeologico sommerso e del recupero dei reperti in mare. Petriaggi organizzo’ il Nucleo formato da archeologi e da colleghi dei laboratori di fisica e di biologia per mettere a punto in sinergia nuove metodologie e tecniche per il restauro dei reperti recuperati e dei manufatti sommersi”, racconta all’agenzia Dire Barbara Davidde, archeologa Iscr che entro’ subito nel Nias e che oggi lo dirige.

Il Satiro danzante, la prima grande opera curata dal Nucleo, fu l’occasione per lavorare a un protocollo di intervento, di indagine e documentazione dei reperti subacquei. “La tecnica era gia’ innovativa- ricorda Davidde- e comprendeva rilievi laser della statua e la creazione di modelli per progettare i sistemi di movimentazione che poi sono stati messi a punto in quell’occasione proprio perche’ un’opera d’arte come quella era richiesta da numerosi musei esteri. Per proteggere l’opera il nostro gruppo realizzo’ una protezione con fibre di carbonio e kevlar, materiali di alta tecnologia per quei tempi”. Oggi, se il restauro dei reperti recuperati in mare avviene con tecniche standard, e’ sui siti sommersi che il Nucleo dell’Iscr dimostra di essere una struttura all’avanguardia a livello mondiale. “Lavoriamo per la conservazione e la fruizione dei musei subacquei, cioe’ le aree marine protette che il pubblico puo’ conoscere sia attraverso visite sott’acqua che con imbarcazioni dotate di un fondo trasparente”.

Tra i progetti piu’ importanti portati avanti dal Nias in questi vent’anni c’e’ ‘Restaurare sott’acqua’, che ha previsto il restauro di alcuni settori di Baia, “un unicum nel Mediterraneo per la varieta’ e la vastita’ del sito sommerso che conta circa 177 ettari di strutture relative a una citta’ antica, sprofondata sott’acqua a partire dal IV secolo dopo Cristo a causa del bradisismo”. Le strutture architettoniche, i mosaici, gli ambienti e i reperti di Baia sono stati restaurati dal Nias a partire dal 2003 e i lavori sono previsti anche per il prossimo anno, in collaborazione con l’ente gestore dell’area marina protetta, il Parco archeologico dei Campi Flegrei.

I restauratori subacquei utilizzeranno gli strumenti idonei al restauro subacqueo progettati in passato dagli esperti del Nias e dagli ingegneri dell’universita’ della Calabria. Ai lavori hanno partecipato anche imprese di giovani ricercatori dell’Unical. “Grazie a queste sinergie- dice ancora Davidde- questi vent’anni di lavoro per noi non sono stati soltanto l’occasione per studiare questi siti, ma il modo per realizzare protocolli di intervento per il restauro subacqueo che prima non esistevano.

Oggi, grazie agli studi del laboratorio di biologia marina dell’Iscr, diretto da Sandra Ricci, conosciamo perfettamente il degrado causato dagli organismi marini a questi siti e, con i nostri studi, possiamo indicare le modalita’ di intervento. Si e’ aperto un campo nuovo e con esso occasioni nuove di lavoro”. Tanto che il Nias e’ riconosciuto in tutto il mondo. “Siamo stati i primi e oggi l’eccellenza del restauro italiano subacqueo arriva anche all’estero. La prossima estate saremo in Grecia con il progetto Bluemed per restaurare una villa romana a Epidauro.
Sara’ l’occasione anche per formare i restauratori greci sulle tecniche del restauro subacqueo”.

E insieme alla conservazione, il Nucleo dell’Istituto Superiore si occupa anche della valorizzazione dei siti sommersi con Musas-Musei di archeologia subacquea. “Il progetto prevede la nascita di un portale per la fruizione del Museo virtuale dell’Archeologia subacquea- spiega Davidde- in cui saranno illustrati attraverso immagini, schede e ricostruzioni 3D i reperti di provenienza subacquea presenti nei Musei di Baia, Crotone e Egnazia, la villa dei Pisoni e il Ninfeo di Punta Epitaffio a Baia sommersa, il porto romano di Egnazia e il sito sommerso di Kaulonia, tutti siti campione inseriti nel progetto”.

Gli esperti del Nias realizzeranno anche un sistema di esplorazione aumentata di Baia e Egnazia e una rete di nodi sensori sottomarini innovativi, dispiegabili in modo flessibile per il monitoraggio ambientale, funzionale alla verifica dello stato di conservazione dei siti e alla localizzazione dei subacquei. L’iniziativa, finanziata dal ministero dei Beni culturali con fondi europei, vuole raggiungere un pubblico piu’ ampio possibile, fatto di appassionati, studenti e anche studiosi della materia. Di Musas e degli altri risultati raggiunti dal Nias si e’ parlato nel corso di una giornata dedicata dall’Iscr a questi vent’anni di archeologia subacquea.

Al convegno nella sezione femminile dell’ex carcere del San Michele ha partecipato anche il Segretario generale del Mibact, Carla Di Francesco, che ha dichiarato che sarebbe necessario dar vita all’interno della direzione generale Archeologica Belle Arti e Paesaggio del Mibact di un struttura dedicata all’archeologia subacquea, intesa come ricerca, pianificazione degli interventi, e organizzazione delle ricerche archeologiche subacquee che lavori in stretta sinergia con il Nias e con l’Ica-Istituto centrale per l’archeologia.

L’obiettivo del nuovo servizio, ha spiegato Di Francesco, sara’ di incrementare lo studio metodologico del settore a livello nazionale, per fare in modo che l’Italia possa essere leader anche in questo campo. Una novita’, quella annunciata dal segretario generale, che secondo il direttore dell’Iscr, Gisella Capponi, sara’ in grado di “colmare una mancanza sul versante della ricerca e della tutela del territorio”, a fronte di una “indiscussa leadership” gia’ raggiunta per il restauro e la conservazioni dei beni sommersi.

14 Dic 2017
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»