Oltre 250 mq di superfici restaurate, così l’Iscr ha curato il Nettuno di Bologna

ROMA – Oltre 200 metri quadrati di superfici lapidee e 53 di bronzi, per un totale di 257 metri quadrati di superfici restaurate. Sono quelle della Fontana del Nettuno, tornata a splendere grazie a un intervento che ha visto l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr) portare le sue competenze accanto a quelle dell’Università di Bologna e dell’Istituto di Scienza e tecnologia dell’informazione del Cnr.

Il cantiere, i cui risultati sono stati svelati oggi, ha visto impegnati per 650 giorni 14 tra restauratori, tutor e docenti della Scuola di Alta formazione Iscr, mentre 31 sono stati gli allievi provenienti dalle Scuole Iscr di Roma e Matera che hanno partecipato al restauro per 1.070 giorni, più gli otto studenti provenienti dall’Università di Bologna.

Il cantiere

Un’occasione, quella del restauro del Nettuno, che all’Istituto romano ha permesso di verificare dopo oltre 25 anni la validità di studi innovativi condotti negli anni Ottanta sui bronzi della Fontana dagli esperti dell’Istituto che avevano guidato il restauro realizzato nel 1989-1990 da Giovanni Morigi. All’inizio di giugno 2016 l’Iscr è entrato nel ‘cantiere Nettuno’ e ha avviato il lavoro di ricognizione dei materiali costitutivi del monumento e delle tecniche di esecuzione e di valutazione dello stato conservativo dei marmi e dei bronzi, svolgendo particolari approfondimenti sulle forme di degrado e sulle loro cause. All’inizio di luglio 2016 hanno preso il via i veri e propri interventi di restauro che sono stati condotti sino al mese di ottobre in forma di cantiere didattico.

Le principali criticità del nettuno

Per la Fontana simbolo di Bologna il tempo trascorso dall’ultimo restauro, l’assenza di una periodica manutenzione e l’uso di abbondanti dosi di cloro (sia nel sistema di ricircolo dell’acqua che direttamente in sede) hanno reso più gravi le forme di degrado cui sono sottoposti normalmente i monumenti all’aperto. Le 41 sculture in bronzo, tra l’altro ricoperte da incrostazioni calcaree, erano corrose anche al di sotto dei vecchi protettivi, mentre il cloro ha formato patine di alterazione dannose per i materiali. È stata quindi eseguita la rimozione delle incrostazioni, dei prodotti di corrosione instabili e delle patine di alterazione, mentre per le superfici lapidee è stato necessario operare con diverse modalità di intervento di pulitura per la rimozione differenziata di strati carbonatici, vernici e film protettivi invecchiati. Il Comune di Bologna, poi, ha curato la progettazione di un nuovo sistema di trattamento delle acque che permetterà la disinfezione senza l’uso del cloro.

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22 Dicembre 2017
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