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Amazzonia, l’attivista: “Cop26 decisiva per il clima, biodiversità si sta esaurendo”

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Gregorio Mirabal, coordinatore dell'organizzazione Coica che riunisce i rappresentanti dei popoli originari della Foresta amazzonica, lancia l'allarme alla vigilia del summit di Glasgow
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ROMA – “I popoli nativi hanno ricevuto meno dell’un per cento dei finanziamenti internazionali destinati alla lotta contro il cambiamento climatico negli ultimi dieci anni, eppure tuteliamo l’80 per cento della Terra ancora non contaminata. Questa Cop26 è fondamentale per un cambio di passo, potrebbe non essercene un’altra: la biodiversità si sta esaurendo rapidamente, il genere umano è secondo in lista”. A lanciare il monito all’agenzia Dire è Gregorio Mirabal, coordinatore generale della Coordinadora de las Organizaciones Indígenas de la Cuenca Amazónica (Coica), organizzazione che racchiude al suo interno gli organi di rappresentanza dei popoli originari dei nove Paesi che condividono il territorio dell’Amazzonia.

Le parole scandite dal leader nativo, esponente del popolo Wakuenai Kurripaco del Venezuela, arrivano da un hotel di Glasgow, dove i dirigenti della Coica stanno trascorrendo i cinque giorni di quarantena imposti di routine dal governo britannico. Gli attivisti “sono arrivati da molto lontano”, come evidenzia lo stesso Mirabal, per partecipare alla Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Cop26), al via domenica nella città scozzese fino al 12 novembre. Nonostante le limitazioni dovute alla pandemia di Covid-19, la Coica, riferisce il coordinatore, “è già al lavoro e si sta confrontando online con gli esponenti di altri popoli originari, analizzando i vari scenari che ci si pongono davanti”. Tre, informa Mirabal, gli strumenti a disposizione dei nativi per far sentire le loro istanze nel corso della conferenza, a partire alla promozione di un’iniziativa lanciata a settembre “per arrivare a proteggere l’80 per cento dell’Amazzonia entro il 2025“.

“Possiamo disporre di un caucus nativo, uno spazio aperto dall’Onu nell’ambito delle Cop per far si che gli attivisti possano organizzare al meglio le loro richieste ai leader mondiali”, riferisce il leader dei Wakuenai Kurripaco. “Poi avremmo modo di organizzare degli incontri bilaterali a margine per parlare con i singoli governi, dagli Stati Uniti, alla Russia fino alla Cina“. Ultima, ma non per importanza, c’è anche la mobilitazione dal basso. “Staremo anche con la società civile e le grandi ong che manifestano in strada, e che ci supportano nella nostra lotta per salvare il pianeta”, dice Mirabal, convinto che “è giunto il tempo che Paesi e grandi imprese cambino le loro politiche e ci forniscano sostegno tecnico e finanziario“.

I popoli originari sono stanchi dell’atteggiamento dei grandi della Terra, ammette Mirabal, ma nonostante questo “appoggiano qualsiasi iniziativa a favore della tutela della foresta”, come quella che il segretario di Stato Anthony Blinken e il presidente colombiano Ivan Duque hanno promesso nei giorni scorsi di svelare proprio in occasione della Cop26. “Tante promesse fatte però, sono finite nel nulla – ribadisce il coordinatore -, a partire dall’Accordo di Leticia firmato dai governi dei Paesi dell’Amazzonia nel 2019: sono passati due anni e ancora non abbiamo neanche un’intesa tecnica con nessuno degli esecutivi coinvolti”. Tra le tante buone intenzioni di questi giorni, anche quelle dei filantropi, aggiunge l’attivista, “come quella di un fondo da dieci miliardi annunciato dal patron di Amazon, Jeff Bezos“.

Per dimostrare a quanto poco portino i proclami, il coordinatore cita un rapporto dell’ong Rainforest Foundation Norway pubblicato a giugno, nel quale si certifica che tra il 2011 e il 2020 siano arrivati ai nativi e alle comunità locali della foresta solo 270 milioni di dollari dei 2,7 miliardi di aiuti allo sviluppo che la comunità internazionale ha destinato al contrasto del cambiamento climatico.

Oggi, annuncia Mirabal, la Coica terrà una conferenza stampa ufficiale per “delineare le proposte e comunicare i suoi desideri rispetto a questa Cop”. Un ruolo rilevante lo avranno le istanze delle attiviste native donne, che, sottolinea il coordinatore, “si sono incontrate in una ‘cumbre’ ad hoc in Colombia tra l’8 e il 12 ottobre, e hanno messo a fuoco i punti chiave della loro protesta”. Gli appelli saranno rivolti ai politici e ai grandi gruppi industriali, ma il messaggio è per tutti noi, scandisce Mirabal. “Se l’Amazzonia continua a degradarsi al ritmo con cui lo sta facendo ora, per colpa di deforestazione ed estrattivismo, addio aria e acqua pulite per tutto il genere umano”, avverte. “Bisogna cambiare modello di sviluppo e stile di vita, a partire dalle singole famiglie, non possiamo pensare di continuare a vivere una vita incentrata tutta sul consumo“.

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