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In Marocco è in custodia cautelare il reporter di inchiesta Omar Radi

Denunciò pressioni con Amnesty international, ora è accusato di spionaggio e stupro
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ROMA – E’ stato posto in custodia cautelare Omar Radi, un giornalista d’inchiesta marocchino da qualche mese oggetto di indagini della polizia per spionaggio internazionale, un reato a cui ieri è stato aggiunto quello di violenza sessuale.

Da fine giugno, Radi è stato convocato per essere interrogato quasi dieci volte: lo ha riferito lui stesso su Twitter, un modo per denunciare pubblicamente le pressioni che il reporter starebbe subendo da parte delle autorità marocchine.
Di recente, Radi è stato al centro di un report realizzato da Amnesty International e da un collettivo di giornalisti, Forbidden Stories, che denunciava l’uso da parte del Marocco di un’applicazione che permette di “spiare” i contenuti degli smartphone personali. Si tratta dello spyware Pegasus sviluppato dall’azienda israeliana Nso Group, e lo smartphone di Omar Radi sarebbe stato “hackerato” proprio con questa app per via delle sue inchieste e per le sue posizioni critiche verso le istituzioni.

Secondo il reporter, il lavoro delle organizzazioni internazionali gli avrebbe attirato l’accusa di spionaggio, ricevendo fondi da servizi di intelligence stranieri volti a destabilizzare il regno. Accuse a cui si aggiunge ora quella di stupro: come riporta la stampa locale, una donna, in una querela, accusa Radi di violenza sessuale, un reato che per il codice penale marocchino comporta fino a cinque anni di reclusione.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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