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La replica di Siclari dopo la sentenza: “Condannato per non aver commesso il fatto”

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Lo scrive sulla propria pagina Facebook il senatore calabrese commentando l'epilogo del processo in primo grado Eyphemios
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REGGIO CALABRIA – “La dignità e la verità valgono più di una sentenza. Condannato per non aver commesso il fatto. Per dovere istituzionale e per trasparenza verso gli elettori ed il Senato della Repubblica, interrompo il rispettoso silenzio per le notizie totalmente fuorvianti che sono riportate su alcuni articoli dell’ultima ora”. Così, sulla propria pagina Facebook, il senatore calabrese Marco Siclari (FI) commenta l’epilogo del processo in primo grado Eyphemios, svoltosi a Reggio Calabria con una condanna a 5 anni e 4 mesi.

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“Io non racconto una mia storia – ha aggiunto – ma rendo giustizia alla verità pubblicando sul mio sito l’ordinanza del gip e la difesa, provata, per ogni opportuna valutazione dei cittadini: https://www.marcosiclari.com/vicenda-giudiziaria. Non ho nulla da nascondere. Ho provato sulla mia pelle ciò che non credevo, cioè come si potesse nel nostro Paese condannare un cittadino onesto e totalmente estraneo ai fatti contestati, in questo caso anche espressione della democrazia rappresentativa, membro della più alta camera della Repubblica Italiana, senza alcuna prova e senza alcun indizio come dimostrano le 1.054 pagine di indagini della stessa Procura, effettuate dopo la firma dell’ordinanza”. “Il pm, nell’ordinanza – evidenzia – mi accusa di aver #vinto l’unico collegio del Sud, come centrodestra, contro il candidato del Movimento 5stelle, cosa che non poteva non accadere, secondo l’accusa, se non per il tramite dei voti mafiosi considerando che siamo a Reggio Calabria. Ma, cosa molto grave e che il pm non tiene conto che il candidato del M5s è stato espulso dal movimento stesso 18 giorni prima del voto, espulso il 15 febbraio 2018 per non aver dichiarato di aver fatto parte della massoneria come riporta la stampa nazionale”.

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“Mi chiedo ogni giorno da 578 giorni – afferma il senatore Siclari – perché mai avrei dovuto sperare in un giudizio positivo sapendo di non aver commesso il fatto, sapendo che la Procura ha commesso un grave errore di valutazione elettorale, sapendo che le celle dei cellulari come dalle indagini della stessa Procura non si sono mai incrociati tra me e l’indagato, sapendo come accertato dalla ctu effettuata dalla stessa Procura di Reggio Calabria sul cellulare e sul tablet sequestrato dell’indagato, che non ho mai avuto alcun contatto, né diretto né indiretto, con un “soggetto” fino ad oggi non mafioso e del quale mi contestano che un giorno è entrato nella segreteria elettorale, 4 giorni prima de voto, 28 febbraio 2018, accompagnato dal presidente del sindacato dei medici di medicina generale di Reggio Calabria e nel quale incontro (non provato) secondo il pm, avrei fatto un patto mafioso perché quei due signori (fino ad oggi non mafiosi) sono rimasti dentro la segreteria per un tempo pari a 40 minuti”. “Andrò avanti fino alla fine per aver una sentenza giusta. In attesa delle motivazioni, mi dispiace intanto prendere atto, da uomo dello Stato, che il dispositivo della sentenza non rispecchia quello che emerge evidentemente dagli atti. Sono certo – ha concluso – che il grado di Appello renderà giustizia e rispetterà le evidenze probatorie circa la mia estraneità dai fatti contestati” .

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