Governo in bilico, la partita si gioca al Senato sul decreto Sicurezza bis

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L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – La maggioranza di Governo continua a litigare, e questa non è una novità. Anzi, ormai è quasi normale salutarsi a suon di attacchi. E comunque questa settimana, al di là degli stracci che continueranno a volare tra gli alleati, la maggioranza Lega-M5S ha un passaggio cruciale. Al Senato, infatti, arriverà il cosiddetto decreto sicurezza bis, manifesto del ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini. Il problema è che al Senato la maggioranza si regge su pochissimi voti di scarto e ci sono una decina di senatori del M5S che hanno espresso critiche e distinguo. Per un meccanismo particolare del voto d’Aula, che unisce fiducia al Governo e voto sul provvedimento, non potranno arrivare soccorsi dalle altre forze politiche. Giorgia Meloni, leader FdI, lo ha detto in modo netto, voterà no perché non può dare la fiducia al Governo. Anche Forza Italia, che si sgola da mesi contro l’esecutivo e lo vorrebbe far cadere ogni minuto, per coerenza dovrebbe votare no. A quel punto toccherà alla maggioranza trovare i numeri o ingegnarsi, se ci saranno delle fughe da quelle parti, su qualche ‘trucco’ per salvare il Governo e andare avanti. Per quanto riguarda la Tav, dopo il via libera del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha gettato nel marasma il M5S, la mossa dei ‘grillini’ di spostare su una mozione parlamentare lo scontro politico servirà, forse, solo a tirare il fiato. Perché il via libera dal ministero dei Trasporti è già partito per Bruxelles, anche se non lo ha firmato il ministro Toninelli ma un suo dirigente. Quindi lo scontro nelle aule del Parlamento non sortirà nessun effetto, la Tav si farà comunque. Se questa settimana il Governo riuscirà ancora a salvarsi il nodo arriverà a settembre, quando si cominceranno a mettere i paletti della prossima manovra. E se non sarà quella che vuole la Lega, con lo sforamento del deficit per trovare i miliardi necessari per la flat tax, è possibile che a quel punto Salvini si sfili lasciando ai ‘grillini’ il cerino in mano. E a lui le mani libere per la campagna elettorale.

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