Migranti, il Norwegian Council: “Mai così tanti sfollati nel mondo”

Conflitti armati e disastri naturali alla base dei dieci milioni di profughi in più in un anno. E adesso anche gli aiuti sono a rischio
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ROMA – Mai così tanti sfollati interni nel mondo. Perlopiù in fuga da conflitti armati ma anche, sia pure in misura minore, costretti a lasciare le proprie case da disastri naturali. Numeri alla mano, calcolano gli esperti del Norwegian Refugee Council, sono almeno 50 milioni e 800.000.

10.000.000 DI SFOLLATI IN PIÙ

Il dato colpisce ancora di più se messo in relazione con le stime dell’anno precedente, contenute nell’edizione per il 2018 del rapporto curato dall’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc) dell’ong norvegese: l’incremento nel numero di sfollati è stato di circa dieci milioni. Secondo il nuovo studio, pubblicato oggi, alla fine del 2019 le persone costrette a fuggire all’interno del loro Paese a causa di conflitti erano 45 milioni e 700.000. Violenze all’origine di spostamenti di massa sono state registrate in 61 Stati differenti. Calamità naturali in 96 Paesi hanno invece provocato altri cinque milioni e 100.000 sfollati.

Alexandra Bilak, del Norwegian Refugee Council, ha detto di auspicare una maggiore attenzione verso i profughi da parte dei governi denunciando però allo stesso tempo il rischio che la pandemia di Covid-19 aggravi il problema. “Se davvero stiamo precipitando verso una recessione questo avrà certamente un impatto sulla generosità dei donatori” ha detto l’esperta. “Temiamo una situazione davvero brutta per tutti”.

Nel rapporto si evidenzia che il numero maggiore di sfollati interni si trova nell’Africa subsahariana, dal Sud Sudan ai Paesi del Sahel. Piogge tropicali e monsoni hanno però costretto milioni di persone a lasciare le proprie case anche in Asia, in particolare in India, nelle Filippine, in Bangladesh e in Cina.

ANZELLINI: “IL SAHEL BRUCIA”

Il Sahel brucia, per i periodi di siccità sempre più lunghi e per le violenze tra comunità, originate dalla competizione per risorse naturali divenute ormai esigue: lo denuncia Vicente Anzellini, coordinatore di un rapporto del Norwegian Refugee Council, intervistato dall’agenzia Dire.

Secondo la ricerca, nel continente nel suo complesso nel 2019 le persone che a causa di conflitti armati e violenze hanno dovuto lasciare le loro case restando però all’interno del proprio Paese sono state almeno quattro milioni e 700.000. Un numero al quale va aggiunto quello di coloro che sono fuggiti in conseguenza di disastri e calamità naturali, all’incirca tre milioni e 400.000. Ad alimentare questa emergenza africana è stato proprio il Sahel. “E’ la nuova tendenza – sottolinea Anzellini – che si affianca a quella dei conflitti di lungo corso in Somalia, in Congo, nella Repubblica Centrafricana o nel nord della Nigeria, dove la rivolta di Boko Haram è entrata ormai nel suo decimo anno”. Secondo gli esperti del Norwegian Refugee Council, un’organizzazione umanitaria nata nel 1946 e presente con i suoi cooperanti in 31 Paesi in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina, “una nuova ondata di violenza” sta colpendo in particolare il Burkina Faso. “Preoccupazioni suscita però anche il Niger” sottolinea Anzellini: “Rischia di costituirsi come area di collegamento tra i conflitti dell’area del Lago Ciad e quelli più a ovest, fino al Mali”.

Rispetto alle cause delle violenze, l’esperto del Norwegian Refugee Council evidenzia l'”interconnessione” tra più fattori. “Il Sahel è una delle regioni più vulnerabili ai cambiamenti climatici, con periodi di siccità sempre più lunghi e poi inondazioni improvvise” dice Anzellini. “Questa dinamica produce un impatto devastante sulle comunità, in particolare quelle isolate e marginalizzate, non raggiunte né dai programmi né dagli aiuti dei governi centrali e dunque più sensibili alla propaganda estremista, di matrice islamista o meno”. Secondo il Global Report on Internal Displacement, alla fine del 2019 il numero di sfollati nel mondo ha superato la soglia dei 50 milioni. Nella grande maggioranza dei casi, anche lo scorso anno, a spingere le persone a fuggire sono stati conflitti armati.

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28 Aprile 2020
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