Reddito di cittadinanza a camorristi, sequestri per oltre un milione a Napoli

Tutti condannati per il reato di associazione di tipo mafioso, hanno falsamente autocertificato i requisiti per ottenere il sussidio
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NAPOLI – Dalle prime ore dell’alba, oltre 500 finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Napoli, coordinati dalle procure di Napoli, Napoli Nord, Nola e Torre Annunziata, stanno eseguendo in diversi quartieri del capoluogo e nell’area metropolitana perquisizioni e sequestri per oltre un milione di euro nei confronti di soggetti, tutti condannati per il reato di associazione di tipo mafioso. Hanno falsamente autocertificato i requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza.

Il Gip del tribunale di Napoli Nord ha emesso un decreto di sequestro preventivo nei confronti di 13 persone condannate in via definitiva nell’ultimo decennio per il reato di associazione di tipo mafioso. Il sequestro preventivo riguarda le somme ricevute dagli indagati e le carte prepagate utilizzate per l’erogazione del reddito di cittadinanza percepito in modo illegittimo.

PERQUISIZIONI IN 17 COMUNI DEL NAPOLETANO

“Non si tratta dei furbetti del reddito di cittadinanza, ma di soggetti condannati per gravi delitti di associazione mafiosa che hanno commesso illeciti contro il reddito di cittadinanza, presentando autocertificazioni false per ottenere illecitamente il beneficio. C’è stato un proficuo scambio di informazioni tra Inps e guardia di finanza e l’azione coordinata di tutte le procure partenopee”. Così il comandante provinciale della guardia di finanza di Napoli Gabriele Failla in merito all’operazione che ha portato, questa mattina, a effettuare 120 perquisizioni nei confronti di soggetti che risultano aver percepito il reddito di cittadinanza indebitamente, in quanto condannati in via definitiva nell’ultimo decennio per il reato di associazione di tipo mafioso.

Sono state accertate l’omissione di informazioni dovute e la non veridicità dei dati autocertificati nelle domande di reddito di cittadinanza, presentate da condannati per reati associativi che, quindi, non avrebbero potuto in alcun modo accedere alla misura di sostegno al reddito familiare. Nel corso delle attività sono state sottoposte a sequestro le disponibilità finanziarie degli indagati, rinvenute sia sui conti correnti a loro riconducibili sia nelle rispettive abitazioni. Gli interventi sono stati svolti nei quartieri napoletani di Scampia, Secondigliano, Barra, Ponticelli e Chiaiano, e in altri comuni della provincia di Napoli, in particolare Ercolano, Portici, Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Casalnuovo di Napoli, Somma Vesuviana, Acerra, Pollena Trocchia, Giugliano, Casoria, Caivano, Sant’Antimo, Afragola, Marigliano e Cicciano. 

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