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VIDEO | Myanmar, incontro al Senato e un appello: “Evitare la catastrofe”

I temi della conferenza: la crisi sanitaria e l'oppressione perpetrata dalla giunta militare
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di Giulio Ucciero

ROMA – La crisi sanitaria, da una parte, l’oppressione perpetrata dalla giunta militare, dall’altra. Questi i temi, interconnessi, messi sul tavolo questo pomeriggio durante la conferenza ‘Evitare la catastrofe in Myanmar: Covid-19, crollo economico e un’efficace risposta internazionale’ organizzata dal Senato della Repubblica in collaborazione con Alliance for a Democratic Myanmar. Alla presenza di esponenti delle istituzioni italiane, sono intervenuti testimoni e attivisti dell’opposizione del Myanmar.

La discussione, moderata da Michael Marett-Crosby, amministratore delegato della Suu Foundation, è stata aperta da Nay Lin Tun, operatore medico in Myanmar. Dura la testimonianza del dottore, che durante la pandemia si è spostato tra vari villaggi per fornire cure agli abitanti. “Altri Paesi hanno affrontato sfide – ha sottolineato Lin Tun – ma qui oltre a combattere la pandemia ci sono le conseguenze del colpo di Stato”.

Il primo febbraio una giunta militare ha rovesciato il governo della premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi e ha assunto il potere in Myanmar. Per sconfiggere il virus serve il vaccino ma, denuncia Lin Tun, “le forze al potere interrompono le linee di distribuzione” e quindi per diverse comunità reperirlo è “impossibile”. All’appello del dottore, si è aggiunto quello di Kyaw Moe Tun, rappresentante permanente del Myanmar presso le Nazioni Unite, oppositore del nuovo potere: “La comunità internazionale deve riconoscere il governo di unità nazionale (Nug) e tagliare i fondi alla giunta”.

Connessi in streaming con il Senato anche dei membri del Nug, come il ministro alla Salute e all’educazione, Zaw Wai Soe. Il dirigente ha attaccato la giunta sulla gestione sanitaria: “Hanno devastato il piano vaccinale, vandalizzato le linee di approvvigionamento e anche i dati su morti e contagiati non sono attendibili”.

Gli ha fatto eco Win Myat Aye, ministro degli Affari umanitari per l’opposizione: “Tutti i rappresentanti del Nug stanno cercando di elaborare piani per contrastare la povertà e offrire assistenza agli sfollati e alle minoranze”. Alla conferenza ha partecipato anche Gabriella Biondi, direttrice del centro per l’Asia e l’Oceania del ministero degli Affari Esteri. Secondo la diplomatica, “c’è ancora tanto da fare, ma l’Italia sta seguendo con attenzione la crisi birmana e durante il G20 (che si aprirà a Roma sabato, ndr) cercheremo una soluzione per il ritorno alla democrazia”.

Chi vuole scindere invece il piano sanitario da quello politico è invece Sandra Zampa, già sottosegretaria al ministero della Salute. “L’emergenza sanitaria va estrapolata dalle trattative relative al golpe” ha sottolineato in un’intervista con l’agenzia Dire: “Il diritto alla salute è fondamentale”.

L’appello finale è affidato ad Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi e promotrice dell’incontro al Senato. Il Myanmar “va salvato” perché è un Paese “alla deriva”, ha detto Soliani, ed è ora che “la comunità internazionale intervenga in modo efficace”.

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