La mamma di Tiziana Cantone: “Mia figlia morta per cultura maschilista”

Maria Teresa Giglio, una figlia uccisa dal web, una lotta che va dalle aule di tribunale alle conferenze stampa per diffondere informazione su cos'è la pornografia non consensuale e come attrezzarsi per combatterla
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Maria Teresa Giglio, una figlia uccisa dal web, una lotta che va dalle aule di tribunale alle conferenze stampa per diffondere informazione su cos’è la pornografia non consensuale e come attrezzarsi per combatterla.

Come quella di oggi, a Roma, nella sala della stampa estera, dove la mamma di Tiziana Cantone, tra le lacrime, ha raccontato il dramma di sua figlia e dichiarato, accanto al suo legale, Luciano Faraone, e ai rappresentanti de ‘La Caramella Buona Onlus’, di voler portare avanti quella che definisce “una missione”, in nome di Tiziana e di tutte le donne che con il metodo EMME, nuovo strumento di lotta ai crimini online, forse potranno veder riconosciuto il diritto di scomparire dal web.

Non vuole sentir parlare di revenge porn, la madre di Tiziana, giovane trentenne finita senza volerlo nel gioco perverso di uomini senza scrupoli che, pubblicando video hard sul web, hanno violato la sua intimità, uccidendo “la sua dignità, il suo decoro, la sua onorabilità”, e l’hanno portata al suicidio nel 2016, quando Tiziana si è impiccata con un foulard nello scantinato di casa. Troppo riduttivo il termine ‘revenge porn’ perchè queste immagini “vengono divulgate sul web senza il consenso dell’interessato non sempre per vendetta”.

“Bisogna punire anche i cosiddetti ‘haters'”, gli odiatori, “quelli che vanno a commentare, ad esprimere il loro parere”, che, per Maria Teresa, non ha a che fare con “la libertà di pensiero”, che non può e “non deve coincidere con la diffamazione, l’insulto”. Tiziana è morta per le calunnie degli “odiatori seriali”, perchè “le parole hanno un peso, sono come delle pallottole”, dice la mamma, e perchè “al di là dello schermo ci sono persone in carne e ossa che andiamo a colpire nella loro sensibilità, nella loro identità, nel loro essere, instaurando un meccanismo irreversibile, incontrollabile, di distruzione della persona”.

Maria Teresa Giglio, mamma coraggio, continua a chiedere giustizia per la sua ragazza perchè “purtroppo- denuncia alla Dire- non hanno fatto tutte le indagini che avrebbero dovuto fare all’epoca, quando era successa la cosa. Si doveva andare a fondo su tutti quelli che avevano aperto anche le pagine fake sui social, su Instagram, su Twitter, su Facebook. Invece non è stato fatto niente di niente. Questo reato, quello della pornografia non consensuale che viene diffusa sul web, non è ancora definita reato in Italia- aggiunge- però quando è successo a mia figlia si configuravano tanti altri reati come la diffamazione, il furto d’identità, la calunnia. La magistratura già poteva muoversi”.

Tre anni ci sono voluti per eliminare i contenuti rubati a Tiziana, “ancora non tutti bloccati”, spiega l’avvocato Faraone. Tre anni “terribili, perchè con mia figlia – la mia unica figlia – sono morta anch’io”. È il dovere, ciò che spinge Maria Teresa a continuare la battaglia contro la pornografia non consensuale, “il dovere di una madre che deve rappresentare sua figlia. Questa è diventata per me una missione, se io non sono morta quel giorno con mia figlia è perché forse tutto questo doveva avere un significato, uno scopo, ed era proprio quello di fare innanzitutto in modo che venga fuori la verità su tutti quelli che hanno approfittato di lei, della sua vulnerabilità, della sua fragilità nella sfera sentimentale e che, invece di proteggerla e tutelarla, ci hanno guadagnato sopra”.

Quale la colpa della bella trentenne napoletana, dunque? Finita alla gogna “per aver fatto sesso?”, si chiede la madre. “Purtroppo la nostra è una cultura intrisa di maschilismo patriarcale, retrograda, quasi medioevale, in cui una donna viene indotta a vergognarsi”. Consapevole che la sua lotta sta portando ad una rivoluzione normativa nel web, oggi afflitto da un pericoloso vuoto legislativo, Maria Teresa crede che la battaglia sia anche contro una società in cui “la donna è sempre quella che viene penalizzata, quando succede qualcosa di scabroso. Perché non si sono scagliati anche contro gli uomini, ma soltanto contro Tiziana Cantone che poi era la vittima? È la nostra libertà a venire prima di ogni altra cosa”.

Una libertà violata “innanzitutto da colui che ha introdotto per primo il video sul web. Quello di Tiziana è un caso senza precedenti, nel senso che si è creata una sorta di merchandising intorno, hanno venduto gadget di ogni tipo, addirittura su eBay hanno fatto parodie, anche i cosiddetti vip. È un caso particolare questo”.

E sul Ddl sul revenge porn commenta: “Spero che verranno soppesati tanti aspetti, perché ci vorrebbe proprio una normativa globale, non soltanto del singolo Stato per combattere, questo fenomeno della pornografia non consensuale, perché il termine revenge porn non è esatto”.

L’obiettivo di Maria Teresa è “fare verità e giustizia per Tiziana- conclude- e fare in modo che diventi una missione per le altre, perchè l’inferno che ha attraversato lei non debba più provarlo nessun’altra donna e nessun’altra madre debba provare il dolore che sento io adesso”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

27 Giugno 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»