VIDEO | Blitz antimafia e sei arresti a Catania, colpita banda vicina al clan Cappello-Bonaccorsi

"I proventi delle attività illecite - sostengono i carabinieri - erano finalizzati ad assicurare il mantenimento in carcere dei detenuti e a favorire gli interessi del clan Cappello-Bonaccorsi".
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

PALERMO – Blitz antimafia con sei arresti a Catania. Colpita una banda legata al clan Cappello-Bonaccorsi. ù

Tra le accuse associazione mafiosa e traffico di marijuana e cocaina. In carcere sono finiti: Alfredo Blancato, 36 anni; Sebastiano Miano, 25 anni; Federico Silicato, 30 anni; Sebastiano Castiglia, 31 anni; Gaetano Spataro, 24 anni. Il sesto provvedimento è stato notificato a Salvatore Musumeci, 25 anni, che gia’ si trovava in carcere per altre vicende. L’indagine, denominata ‘La Cosa’, è stata condotta dai carabinieri di Gravina partendo dagli spunti investigativi dell’inchiesta ‘Notti Bianche’, che aveva portato alla luce una banda promossa e diretta dal clan Cappello-Bonaccorsi: la gang si era specializzata nelle rapine ai bancomat con la tecnica delle esplosioni nelle province di Catania, Siracusa ed Enna. Al blitz di oggi si è giunti anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia che hanno svelato struttura e ruoli dell’attività di spaccio. Tre le piazze gestite dagli arrestati, che avevano a disposizione anche armi da guerra: Francofonte, in provincia di Siracusa, e i quartieri catanesi Pigno e Librino. La piazza di Francofonte sarebbe stata gestita da Castiglia, mentre le altre due da Miano e Blancato.

“I proventi dello spaccio – sostengono i carabinieri – erano finalizzati ad assicurare il mantenimento in carcere dei detenuti e a favorire gli interessi del clan Cappello-Bonaccorsi”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

27 Febbraio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»