Napoli, panchina rossa dedicata a Tiziana Cantone

"La violenza c'è ma è aumentato il numero di chi si schiera per la solidarietà e per la fratellanza" ha dichiarato il sindaco Luigi de Magistris
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NAPOLI – “È un messaggio forte per dire basta alla violenza in generale e contro le donne in particolare. Basta rancore fine a se stesso sui social che non possono diventare uno strumento distruttivo ma devono essere uno strumento comunicativo che unisce il mondo e non divide”. Questo il significato che il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, attribuisce alla panchina rossa dedicata a Tiziana Cantone che il Comune ha inaugurato questa mattina nella centralissima piazzetta Augusteo.

Sul “futuro” della panchina e sul “rispetto” per la sua integrità de Magistris ammette: “non abbiamo la palla di vetro. È una lotta tra il bene e il male, però bisogna schierarsi. È un auspicio – dice riferendosi al significato dell’installazione – per gli indifferenti, ai cloroformizzati. L’indifferente pesa di più a favore della violenza di chi sceglie l’amore. E questa città si è schierata”, afferma ricordando i porti aperti e le battaglie per le libertà civili. “La violenza c’è ma è aumentato il numero di chi si schiera per la solidarietà e per la fratellanza”. E sull’indagine Istat da cui risulta che una persona su quattro pensa che lo stupro dipenda dall’atteggiamento della vittima, de Magistris è categorico: “è una cosa indegna. È uno spaccato inquietante del nostro Paese. È una riflessione che dobbiamo fare tutti e gesti simbolici come questo servono perché fanno riflettere. Dobbiamo puntare molto sui bambini e sui ragazzi”.

Al termine della cerimonia di inaugurazione, il sindaco ricorda poi le azioni messe in campo dal Comune nel contrasto alla violenze sulle donne. “Dal 2011 il Comune si costituisce in ogni processo per femminicidio. Abbiamo rafforzato anche tutto ciò che riguarda le pari opportunità”. Questa conclude de Magistris “è una città che mette insieme reti e associazioni con il Comune che coordina i centri antiviolenza e le case di accoglienza”.

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