VIDEO | Ramadan, Aydin (Istituto Tevere): “Quest’anno senza convivialità ma con più carità e riflessione”

È sbagliato credere che il mese sacro non possa essere vissuto pienamente senza i momenti di convivialità (impediti dal Covid), spiega Mustafa Cenap Aydin, sociologo delle religioni turco e musulmano
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ROMA – “Il mese sacro di Ramadan è associato soprattutto al digiuno, ma ha un significato molto più ampio: è anche riflessione e contemplazione, di Dio e dell’universo in generale. In questo senso la situazione che stiamo vivendo adesso fornisce circostanze uniche per poter vivere questo momento in modo ancora più profondo del solito“: questa la premessa di Mustafa Cenap Aydin, sociologo delle religioni turco e musulmano, direttore dell’Istituto Tevere, centro studi che dal 2007 promuove il dialogo interreligioso e interculturale a Roma.

aydinIntervistato dall’agenzia Dire, Aydin parla del Ramadan e dell’effetto che le misure restrittive per contenere la pandemia da Covid-19 avranno sull’oltre miliardo e mezzo di fedeli musulmani nel mondo. Il direttore afferma che il mese sacro è caratterizzato da “momenti di grandi convivialità, come l’iftar, la rottura del digiuno alla sera” e da “momenti rituali che sono in genere condivisi nelle moschee come la tarawi, la preghiera speciale che si recita alla fine della giornata”. Lo studioso evidenzia che in tutto il mondo musulmano questa importante componente del Ramadan non potrà svolgersi.

Per Aydin, tuttavia, “è sbagliato credere che il mese sacro non possa essere vissuto pienamente“. Gli ultimi dieci giorni di Ramadan, dice il sociologo, “dovrebbero essere sempre dedicati al ritiro, seguendo l’esempio del Profeta Maometto”. Aydin ricorda che “spesso in condizioni normali non è possibile adempiere completamente a questo precetto, ma adesso i fedeli musulmani hanno l’occasione di passare alcuni giorni di profonda e isolata riflessione“. Inoltre, secondo lo studioso, questa fase ci aiuta a pensare al concetto di limite, centrale nella riflessione del mese sacro. “Durante il digiuno il cibo c’è ma le nostre mani non possono toccarlo, c’è un limite” dice Aydin. “Anche adesso, che ci viene detto di non toccare gli altri con le mani, esiste un confine che serve a preservare l’altro”.

Il Ramadan ricorda ai musulmani il mese in cui il Profeta ha ricevuto la rivelazione da Dio, contenuta nei primi versetti del Corano. Per questo motivo uno dei momenti principali delle celebrazioni è il ritrovarsi per leggere e riflettere sulle sacre scritture, “l’equivalente della lectio divina per i cristiani”. Aydin sottolinea che “non è possibile vedersi di persona e per questo sta emergendo sempre di più l’utilizzo delle piattaforme online per farlo insieme”.

Il direttore aggiunge: “Da sociologo ritengo che questo sia affascinante”. Anche l’Istituto Tevere sta utilizzando le risorse disponibili online. “Una delle nostre attività principali – spiega Aydin – è la lettura dei testi sacri delle tre grandi religioni abramitiche: islam, cristianesimo ed ebraismo. Continuiamo a farlo tramite internet, condividendolo con gli amici cristiani ed ebrei”.

Un altro aspetto fondamentale della religione islamica e del Ramadan è la carità. “Ogni atto di aiuto durante il mese sacro moltiplica il suo valore” afferma Aydin, che aggiunge: “La pandemia ha reso questo valore ancora più urgente. Se non si possono organizzare pasti per i bisognosi si dona a chi ha meno, non solo cibo ma anche mascherine e dispositivi che ci proteggono dalla diffusione del virus”. Con un pensiero rivolto anche chi è in prima linea in questo momento, dice Aydin: “Donazioni alla protezione civile, al settore sanitario e, soprattutto, alla ricerca scientifica”.

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25 Aprile 2020
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