Guerra al Senato su capogruppo donna Pd, per Letta prima spaccatura

L'editoriale del direttore Nico Perrone per direoggi
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ROMA – Non c’è pace nel gruppo Pd del Senato. Dopo il duro faccia a faccia tra il segretario del Pd, Enrico Letta e Andrea Marcucci, il presidente ‘dimissionato’ da Letta per far spazio ad una donna, la guerra è proseguita oggi nella riunione dei senatori. “C’è stata tensione, urla e scambi di accuse” riferiscono fonti Dem: “AreaDem sta spingendo col segretario per mettere Roberta Pinotti, Base Riformista punta su Simona Malpezzi. A Marcucci è stata proposta la Vicepresidenza del Senato al posto della Rossomando”. Questo il clima di scontro, duro, che non si placherà a breve.

Il presidente uscente Marcucci ha convocato una conferenza stampa per fare il punto della situazione e non ha usato parole concilianti nè ha smesso i guantoni. Ma non si può tornare indietro, il nuovo segretario non può essere rimesso in discussione a pochi giorni dalla sua elezione votata da tutti. Motivo per cui, se da un lato Marcucci ha fatto sapere di sostenere Malpezzi come nuovo capogruppo da un altro non ha smesso di criticare l’operazione condotta dal nuovo numero uno Dem: “La questione di genere è rilevante e fondante nel PD dove tanti e troppi errori sono stati fatti in passato. Credo sia sbagliato derubricare la questione di genere e risolverla chiedendo ai due capigruppo di Camera e Senato di farsi da parte”.

Da parte sua Letta oggi ha avuto un faccia a faccia con l’ex premier Giuseppe Conte in attesa di essere ufficialamente consacrato, se si riuscirà a risolvere la ‘grana Casaleggio’, Capo politico del M5S. “È stato un confronto molto proficuo, in un clima molto cordiale, uno scambio molto utile. Si apre un cantiere dove prevarranno il dialogo e un confronto costante per soluzioni comuni per il Paese” ha detto Conte. Di rimando Letta: “Un primo faccia a faccia, molto positivo, tra due ex che si sono entrambi buttati, quasi in contemporanea, in una nuova affascinante avventura” ha scritto su twitter il segretario Pd.

Tra i due, tra l’altro, si è parlato delle prossime elezioni comunali e delle alleanze tra Pd e M5S. “Già a partire dalle elezioni amministrative prossime c’è sicuramente la volontà di confrontarci per trovare soluzioni che siano ancora più efficaci” ha detto Conte al termine dell’incontro con Enrico Letta. Anche qui la partita non sarà facile, perché tra i due non si potrà evitare il duro scontro su Roma. Il M5S per forza di cose sarà costretto ad appoggiare la sindaca uscente, Virginia Raggi, che seppur con un mandato a dir poco nullo, registra ancora un gradimento significativo.

Per questo nel centrosinistra si cerca con affanno un candidato capace di annientare la sindaca uscente e di andare al ballottaggio col centrodestra. A quel punto, questo il ragionamento, gli elettori ‘grillini’ saranno costretti a votare il candidato del centrosinistra. Ma serve una candidatura forte, capace di far desistere Carlo Calenda, leader di Azione, che al momento gode di sondaggi molto favorevoli e che potrebbe farsi da parte solo di fronte ad un nome come quello di Nicola Zingaretti. Per il momento, però, il governatore del Lazio non ne vuol sapere. Ma c’è ancora tempo e in molti scommettono che alla fine sarà costretto al sì.

Nei prossimi giorni il segretario del Pd incontrerà anche il leader della Lega, Matteo Salvini, e Gorgia Meloni di Fratelli d’Italia. E’ partita una fase politica nuova e bisogna pensare a quale nuova legge elettorale mettere in campo per le prossime elezioni. Sembra tramontato il proporzionale, si naviga verso un rinnovato sistema maggioritario incentrato su quattro forze medie, Lega e Fdi da una parte, Pd e M5S dall’altra, che con i loro satelliti si giocheranno il ‘premio’ previsto per poter governare. Al momento, visti i contendenti, è assai probabile che i partiti saranno costretti a stringere l’alleanza indicando però un candidato premier altro da loro. Vien da ridere, infatti, pensare che potrebbe essere indicato premier chi prende un voto in più dell’altro.

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