Congo, Di Maio: “Onu dia rapporto approfondito su misure salvaguardia”

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Le parole del ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio, nella sua informativa alla Camera sull'agguato di lunedì nell'est della Repubblica democratica del Congo
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di Vincenzo Giardina e Alessandra Fabbretti

ROMA – L’attacco è avvenuto intorno alle 10.05 ora locale, nei pressi del villaggio di Kibumba e della località detta ‘Tre antenne’, lungo la strada N2 in direzione di Rutshuru”. È iniziata così la ricostruzione dell’agguato di lunedì del ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, alla Camera. Nell’imboscata in Repubblica democratica del Congo in cui hanno perso la vita l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, assieme all’autista del Programma alimentare Mondiale Mustafa Milambo. L’attacco, ha detto il ministro, è stato condotto da “uomini armati con armi leggere” dopo che l’ambasciatore era partito da Goma, il capoluogo del Nord Kivu. Due le auto del convoglio. “Il commando ha sparato dei colpi in aria e bloccato il convoglio, ordinando ai passeggeri di scendere dai veicoli” ha detto Di Maio. “Il rumore degli spari ha allertato i ranger del parco nazionale del Virunga, che si trovavano a meno di un chilometro”. Secondo il ministro, il governatore del Nord Kivu “ha spiegato che per costringerli a seguirli, gli assalitori hanno ucciso l’autista del Pam” e che “quindi si sono diretti nel folto nella foresta”. Il gruppo di assalitori e rapiti sarebbe stato quindi raggiunto “dalla pattuglia dell’Istituto congolese per la conservazione della natura e da un’unità dell’esercito congolese”. Il ministero dell’Interno di Kinshasa, ha detto Di Maio, ha riferito che la pattuglia dei ranger “ha intimato agli assalitori di abbassare le armi” e invece questi “hanno aperto il fuoco contro il carabiniere, che è morto sul colpo, e contro l’ambasciatore, che è rimasto ferito”. Subito dopo, secondo la ricostruzione, i ranger “hanno negoziato con gli assalitori per mettere in salvo i feriti” e hanno portato Attanasio “all’ospedale di Goma, dove però è morto per le ferite riportate”.

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 DI MAIO: “APPENA SAPUTO ATTACCO TORNATO A ROMA, UE SOLIDALE

“Non appena ho saputo dell’attacco in Congo, ho lasciato il Consiglio europeo affari esteri per rientrare in Italia, dopo aver raccolto la solidarietà unanime dei colleghi europei. Subito dopo ho ricevuto la chiamata del segretario di Stato americano Antony Blinken, il quale sull’ambasciatore Luca Attanasio ha detto: ‘Lavorava per la democrazia, i diritti umani e la pace'”, ha spiegato Di Maio.

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La cooperante in Congo: “Insicurezza è routine quotidiana”

L’arrivo in Italia delle salme di Attanasio e Iacovacci

DI MAIO: “L’AMBASCIATA ITALIANA HA DUE VETTURE BLINDATE” 

L’ambasciata d’Italia a Kinshasa ha a disposizione due vetture blindate, con le quali il diplomatico Vittorio Attanasio si spostava in città e in missioni nella Repubblica democratica del Congo, ha spiegato Di Maio.

DI MAIO: “ITALIA HA CHIESTO INCHIESTA A ONU”

Dal Programma alimentare mondiale l’Italia si aspetta “un rapporto approfondito sulle misure di sicurezza adottate a salvaguardia della delegazione” della quale facevano parte l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, ha proseguito il ministro degli Esteri. Di Maio ha aggiunto: “Vorrei chiarire che Kinshasa e Goma sono molto distanti e che Attanasio e Iacovacci si sono affidati a un protocollo dell’Onu, che li ha presi in carico per il viaggio fino a Goma”. . Poi, in apparente riferimento a polemiche sulla condivisione delle informazioni rispetto agli spostamenti della missione nella provincia del Nord Kivu. “Attanansio aveva facoltà piena di decidere dove e come muoversi nel Paese”, ha detto Di Maio. “Il percorso in auto si è svolto in un quadro organizzativo predisposto da Programma alimentare mondiale”.

Secondo il ministro, all’Onu l’Italia ha già chiesto l’avvio di un’inchiesta dalla quale “si attende risposte chiare ed esaustive”. Di questa responsabilità, ha detto Di Maio, è stato interessato direttamente il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. “Il suo vice Jean-Pierre Lacroix ha annunciato l’avvio di un’indagine da parte della missione dell’Onu in Congo, la Monusco” ha sottolineato il ministro, aggiungendo: “Al segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni, ho chiesto di stare in contatto costante con il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale per avere notizie rispetto a quanto accaduto”. Di Maio ha poi ricordato che “sulla dinamica dell’agguato sono in corso accertamenti di una squadra dei Ros dell’Arma dei carabinieri, che si è già recata a Goma per una prima missione investigativa”.

DI MAIO: “ORGOGLIO PER CHI SACRIFICA LA VITA PER LA PACE E I DEBOLI

“Nei nostri cuori abitano un dolore attonito e allo stesso tempo un orgoglio profondo per chi ha sacrificato la propria vita al servizio della pace e dell’assistenza ai più deboli”, ha dichiarato Di Maio. Il ministro ha ricordato che ieri sera ha accolto il rientro delle salme in Italia di due delle tre vittime dell’imboscata, l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci. “È stato straziante ieri sera con il primo ministro Mario Draghi accogliere le salme dei nostri connazionali vittime del vile agguato” ha detto il ministro. “Questo ritorno a casa tragico ci riempie di angoscia”.

DI MAIO: “L’IMPEGNO IN AFRICA ONORI ATTANASIO E IACOVACCI”

Rafforzare la nostra attenzione politica verso il continente africano è il modo migliore per onorare la memoria dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci”, ha aggiunto Luigi Di Maio, riferendo alla Camera dei deputati sull’agguato di lunedì nella Repubblica democratica del Congo. Di Maio ha ricordato il piano per l’Africa lanciato dalla Farnesina, che punta a creare “un partenariato strategico” con il continente. Azioni che, secondo il ministro, sottolineano che l’Italia “è in prima linea per la stabilizzazione della Repubblica democratica del Congo”.

Nell’est, la regione dove è avvenuto l’agguato, secondo Di Maio “sono attivi oltre 120 gruppi armati“. L’instabilità deriverebbe “dal conflitto tra le comunità degli hutu e dei tutsi, eredità del conflitto nel vicino del Ruanda degli anni Novanta”. Le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda – accusate dal governo congolese dell’agguato – “hanno perso la loro potenza ma si stanno riorganizzando grazie ad alleanze con altri gruppi”. Le incursioni, anche da parte delle Forze democratiche alleate (Adf) di origini ugandesi, ha detto ancora il ministro, “secondo le Nazioni Unite hanno causato cinque milioni di sfollati interni, di cui due milioni solo nel Nord Kivu, rendendo il Congo il Paese con la più grande crisi di sfollati al mondo”.

Per questo, ha detto Di Maio, in Congo sono “tanti” gli interventi di cooperazione italiana: dalle attività per la salute materna infantile e per la protezione delle madri al “recente finanziamento di un progetto, non ancora partito, del World Food Programme per contrastare l’insicurezza alimentare”. La Cooperazione italiana, ha continuato Di Maio, “ha allocato risorse anche per contrastare la passata epidemia di ebola nelle regioni del nord”. Il ministro ha citato infine la “presenza di lunga data” in Congo “di missionari e organizzazioni della società civile”.


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