Sentenza storica a Palermo, tribunale riconosce a un rider il lavoro subordinato

Dopo essere stato licenziato di punto in bianco, dovrà essere reintegrato con un contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato e con uno stipendio orario, quindi, non più a cottimo
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PALERMO – Per la prima volta in Italia un tribunale riconosce il rapporto di lavoro subordinato, a tempo pieno e indeterminato di un rider. Accade a Palermo e a darne notizia è Nidil Cgil, “che raccoglie con successo – informa una nota del sindacato – l’esito di una vicenda giudiziaria partita all’inizio del 2020, quando un ciclofattorino di Glovo è stato di punto in bianco ‘disconnesso’ dalla piattaforma per cui consegnava cibo e bevande a domicilio”. Nidil ha sostenuto Marco Tuttolomondo, rider di 49 anni, nella causa fatta contro l’azienda spagnola Glovo per contestare di fatto il suo licenziamento. Il giudice del lavoro Paola Marino, del Tribunale di Palermo, dopo la proposta di conciliazione fatta a fine ottobre, ha emesso la sentenza definitiva “disponendo la reintegra di Tuttolomondo nel posto di lavoro – racconta il sindacato – con un contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, con uno stipendio orario, quindi non più a cottimo, con inquadramento di sesto livello, applicando il contratto collettivo del Terziario, distribuzione e servizi”. Il giudice ha anche disposto un risarcimento del danno dal giorno della disconnessione al giorno effettivo del reintegro e la differenza retributiva tra quanto guadagnato dal rider con il contratto autonomo e quanto gli sarebbe spettato con un contratto di lavoro subordinato”.

NIDIL CGIL PALERMO: “SENTENZA STORICA”

“Una sentenza storica – dicono il segretario generale Nidil Cgil Palermo Andrea Gattuso e il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo -. È una vittoria molto importante nella strada del riconoscimento dei diritti e delle tutele per questi lavoratori che, in questa fase di epidemia, stanno tenendo in piedi un pezzo importante del nostro tessuto produttivo. Ci aspettiamo un cambio di rotta da parte delle piattaforme che si ostinano a ritenere questi lavoratori come autonomi. È una vittoria di tutti e per tutti – aggiungono Gattuso e Ridulfo – in quanto nasce dalla spinta dei lavoratori e da un rapporto intenso tra questi e il sindacato e va nella prospettiva di un ampliamento dei diritti per tutti i lavoratori. Questo riconoscimento potrebbe perfino andare ben oltre il perimetro del lavoro dei rider, arginando la proliferazione degli ultimi anni di contratti di lavoro autonomo per mansioni che sono state sempre tipiche del lavoro subordinato”.

Il rider era attivo da tempo nel movimento per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori e tra i militanti di Nidil Cgil Palermo. “Questa è la prima pronuncia del genere – afferma il team di avvocati che ha seguito il ricorso -. Le richieste presentate nel nostro ricorso, che porta la firma degli avvocati romani di Filcams, Nidil e Filt Carlo de Marchis, Matilde Bidetti, Sergio Vacirca e dell’avvocato palermitano di Nidil Giorgia Lo Monaco, sono state accolte integralmente. Una sentenza che ci riempie di orgoglio. Parte da Palermo il primo riconoscimento giudiziario di una forma di lavoro che da sempre riteniamo non possa essere svolta con un contratto di lavoro autonomo ma debba essere regolata come un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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