Sequestrate quattro discariche abusive di rifiuti a Gioia Tauro

discarica reggio calabria
Ulteriori accertamenti saranno finalizzati a verificare se sui siti posti sotto sequestro vi sia ancora la presenza di combustibili ed oli esausti che potrebbero aver inquinato irrimediabilmente il terreno
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

REGGIO CALABRIA – Quattro vaste aree comunali di Gioia Tauro sono state poste sotto sequestro dai carabinieri in quanto trasformate in discariche abusive di rifiuti e altro materiale ritenuto pericoloso. L’intervento dell’Arma ha interessato, tra gli altri, i quartieri di Ciambra e parte di via Asmara dove sono stati accatastati rifiuti domestici provenienti da vicine abitazioni ed esercizi commerciali, rifiuti derivanti da attività produttive di industrie ed aziende.

Ulteriori accertamenti saranno finalizzati a verificare se sui siti posti sotto sequestro vi sia ancora la presenza di combustibili ed oli esausti che potrebbero aver inquinato irrimediabilmente il terreno circostante o, addirittura, le falde acquifere in caso di eccessiva persistenza nel sito delle sostanze inquinanti. Il provvedimento si è reso necessario per salvaguardare la salute pubblica della cittadinanza e dei terreni circostanti dove, tra l’altro, vi è la presenza di numerose coltivazioni agricole che possono risentire del deposito incontrollato di rifiuti. Il sindaco di Gioia Tauro è stato nominato custode dell’area, in attesa degli accertamenti del caso da parte degli organi preposti e delle disposizioni dell’Autorità giudiziaria di Palmi.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»