Gli anni perduti e le parole giuste

La pandemia del coronavirus e il salto all'indietro, tra povertà e diritti umani
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ROMA – Sei anni o forse venti. La pandemia del nuovo coronavirus ha fatto fare al mondo un salto all’indietro. Non si tratta solo di Pil, ma del pane, di ciò che consente di vivere e respirare. Del diritto di andare a scuola e di potere essere curati.

Olivier De Schutter, relatore dell’Onu per la povertà estrema e i diritti umani, prende come riferimento l’Indice dello sviluppo umano e calcola che siamo tornati indietro di sei anni. La Fondazione Melinda & Bill Gates stima che la pandemia se n’è mangiati 20. Tornano in mente le parole di Papa Francesco, sotto la pioggia, sul sagrato di una San Pietro deserta: “Ci siamo accorti di stare sulla stessa barca”. Lo sottolineerà domani anche Antonio Guterres, aprendo l’Assemblea generale dell’Onu in un Palazzo di vetro pure deserto a causa della pandemia. Niente incontri al vertice nei corridoi, ma 193 interventi pre-registrati, uno per ciascun leader di Stato membro, un record. Il segretario rinnoverà l’appello per un vaccino che sia accessibile a tutti i Paesi con equità e di come oggi più che mai la parola chiave è cooperazione, perché “nessuno si salva da solo”.

Anche l’Italia può avere un ruolo. Tra qualche mese, nel 2021, sarà presidente del G20. Ce ne parlava l’ambasciatrice Mariangela Zappia, prima donna a rappresentare l’Italia presso le Nazioni Unite: “Saremo al fianco dei Paesi in via di sviluppo, a cominciare da quelli africani, colpiti dalla pandemia prima ancora che sul loro territorio ci fossero contagi da Covid-19”. I fondi stanziati dai governi per la cooperazione allo sviluppo restano molto al di sotto della soglia dello 0,7 per cento fissata dall’Onu. Ma dire le parole giuste è pur sempre un inizio.

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21 Settembre 2020
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