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L’ultima tappa di Giro-e per la ‘Dire’: da Ostiglia a Verona tutto in piana

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Altri 75 chilometri in piano per la competizione amatoriale che affianca il Giro d'Italia
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VERONA – Dopo i sali scendi e le strade bianche in Val d’Orcia, i tre passi e i 2.500 metri di dislivello di ieri, il Giro-e parte da Ostiglia e raggiunge Verona. Un tavolone completamente piatto senza un gran premio della montagna, in cui si pedala volentieri a ruota, dietro chi rompe l’aria per te. È la tappa che il Giro d’Italia dedica a Dante nel 700esimo della morte (con partenza da Ravenna).

“A ruota si sta bene?”, chiede il campione del mondo del 2003, Igor Astarloa. Diciamo benino, perché le bici da corsa a pedalata assistita sono sì ‘sparate’, aerodinamiche e performanti, però hanno una caratteristica: sopra i 25 chilometri orari la batteria stacca, non lavora più. E in piana, e in gruppo si va molto più dei 25 orari. Così i 75 chilometri della tappa sono tutti da pedalare.

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Però c’è un bel vento, solo in pochi tratti contrario, e dopo le salite dei giorni scorsi in gruppo c’è modo di chiacchierare e di divertirsi con il capitano del team Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo, Max Lelli che oltre ad essere stato un campione di razza (anche terzo al Giro d’Italia), è tanto trascinatore che mattatore. E c’è sempre Moreno Argentin, che si diverte, soffre e stringe i denti, e ai 35 all’ora confida anche pensieri importanti: “Ho vinto tanto, va bene. Ma non mi dimentico mai da dove sono partito, dai valori sociali, culturali della mia terra”, San Donà di Piave, in Veneto. “E devo rendergli qualcosa” a quella terra, “è giusto così”. Quattro Liegi, Fiandre, Lombardia, un campionato del mondo, tre Freccia Vallone, vengono da lì, da quella fatica di un’Italia antica, e in un attimo sbatti di colpo sulla magia del ciclismo, sul perché stai sul ciglio della strada o “seduto in cima a un paracarro” per ore, per dirla alla Paolo Conte, ad aspettare il Giro d’Italia. E i tifosi sono già strada, in tantissimi, mentre passa la carovana del Giro-e: dai vecchi ai bambini, alle scolaresche. Drappi rosa, palloncini, tutti ad applaudire. Così tanto che per un secondo sembra di essere in mezzo al gruppo dei pro.

Ma è già Verona, è già piazza Bra. L’ultimo chilometro, il traguardo che si avvicina, la musica degli altoparlanti. Piede a terra. Viva il ciclismo.

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