La protesta di Giada Giunti al Ministero di Giustizia: “Mio figlio affidato al padre violento”

"Mio figlio affidato al mio ex marito diagnosticato anche del Ctu, nominato da Tribunale dei minori, con evidenti disturbi della personalità, violento, narcisista, comportamenti di aggressione e rabbia"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “Ho chiesto un incontro con il ministro Bonafede settimane fa. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta. Mio figlio è stato affidato al mio ex marito diagnosticato anche del Ctu, nominato da Tribunale dei minori, con evidenti disturbi della personalità, violento, narcisista, comportamenti di aggressione e rabbia. Oggi ho fatto ascoltare le violenze che ha subito mio figlio dalle figure istituzionali e le sue richieste di tornare a vivere con me sono rimaste inascoltate. Ho messo a paragone i suoi appelli, le sue lettere che ha scritto pure al Papa Francesco, ai giudici a ‘non so chi mi leggerà, ma se qualcuno mi legge, vorrei che mi aiutasse…’, le lettere scritte davanti ai servizi sociali, i suoi messaggi e le dichiarazioni testimoniali con le relazioni dell’assistente sociale che ha falsamente dichiarato che mio figlio volesse vivere con il padre. Ho letto la decisione della sentenza del 31 luglio 2019 che chiamo sentenza vergogna che motiva la sua decisione di affidare in via esclusiva mio figlio al padre, ritenendo ‘superfluo’ acquisire le video registrazioni, i verbali dei miei incontri con mio figlio e tutta la documentazione probante, facendo solo riferimento alle relazioni del servizio sociale che ha preso come verità assoluta. Con queste registrazioni ed altro materiale ho dimostrato che l’assistente sociale ha relazionato il falso. Ritengo, quindi, che la sentenza sia nulla, anche per altre ragioni. Al ministero della Giustizia ed a tutto il Governo chiedo protezione, ispezioni, ho depositato probante documentazione, ma non vengo ascoltata, come me tutte le donne uccise per femminicidio. Ho udienza civile a breve, il 5.3.2020 che potrebbe ribaltare la sentenza del giudice del divorzio ed il 27.2.2020 una udienza penale dove sono imputata per calunnia, dopo essere stata aggredita. La denuncia è stata sporta dal mio ex marito dopo avermi aggredito ed ha depositato ‘come prova’ una dichiarazione testimoniale che dopo 6 anni si è scoperta essere falsa”. È quanto dichiara Giada Giunti la mamma che sta combattendo per avere di nuovo con se il figlio affidato al padre.

LEGGI ANCHE: Giada Giunti non vede il figlio da sette mesi: “Nemmeno ai boss si nega questo”

Interviene sulla vicenda anche Roberta Sacchi, criminologa e psicologa che aggiunge: “La vicenda di Giada Giunti rappresenta un capitolo raccapricciante nei procedimenti per l’affido dei minori. In più quindici anni di lavoro non ho mai visto e letto niente del genere. In quattromilacinquecento pagine di vicenda giudiziaria non si rintraccia alcun valido motivo per cui un bambino dovesse essere allontanato dalla madre, un provvedimento così innaturale dovrebbe essere adottato solo per gravi psicopatologie dei genitori, abusi o maltrattamenti. L’unico motivo per cui il bambino è stato strappato a Giada Giunti è la violenza istituzionale”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»