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Ultra ottantenni ricoverati nella stessa stanza d’ospedale a Foggia: per Enzo e Anna la cura è l’amore

vecchietti foggia
"Loro sono il simbolo di un legame supremo e mai avrei permesso a una struttura ospedaliera di diventare l'unico muro alla loro unione", spiega alla Dire il primario Massimo Zanasi
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di Alba Di Palo

BARI – “Il mio ragionamento è stato semplice: per aiutare lei, se volevo dare salute a lei, non potevo toglierle il suo sguardo, il suo amore. Così per lui: se volevo curarlo, dovevo consentirgli di starle accanto. Così è nata l’idea di ricoverarli insieme, nella stessa stanza, uno di fronte all’altro per consentire a entrambi di curarsi e continuare a stare assieme”. Così alla Dire Massimo Zanasi primario dell’ospedale Lastaria di Lucera (Foggia) racconta la storia di Enzo e Anna, 91 anni lui 84 anni lei, entrambi di Foggia e legati da un amore ultra decennale.

I due hanno patologie diverse. “Enzo ha disturbi cardiaci, Anna invece ha problemi che comportano l’allettamento, separarli – spiega il medico – significava impedire che reagissero alle cure”. La coppia, che non ha figli ma solo nipoti, ha vissuto come in simbiosi. “Enzo ha messo da parte i suoi problemi di salute per assistere la moglie e quando ad Anna è stato detto che il ricovero per lei era necessario non ha avuto dubbi e le sue parole sono state: “Senza Enzo non mi muovo, non posso lasciarlo solo qui”. Allora, dopo il placet dell’azienda sanitaria, ho deciso – continua Zanasi – di portarli qui per sottoporre entrambi a esami diagnostici consentendo loro di stare vicino”.

Enzo e Anna sono in una stanza del reparto di Medicina, un po’ più decentrata ma non lontana dalle altre stanze di degenza sempre nel rispetto delle misure di sicurezza prevista dai vigenti protocolli. “Un ospedale che cura solo le ferite e i dolori del corpo è -riflette il primario – riduttivo. Loro sono il simbolo di un legame supremo e mai avrei permesso a una struttura ospedaliera di diventare l’unico muro alla loro unione. Mi è sembrato doveroso che questo momento, anche duro, non sia regolato da freddi parametri medici. Il nostro dovere è trovare una sintesi tra salute, cuore e umanizzazione con l’ospedale che entra anche nel merito delle storie familiari. L’umanizzazione delle cure non può solo essere dichiarata ma perseguita. E noi – conclude Zanasi – proviamo a farlo”.

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