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Scatizzi: “In chirurgia lavoriamo al 120% per due anni per recuperare dopo la pandemia”

scatizzi
Sotto il titolo 'Ritorno al Futuro', i chirurghi italiani discutono gli obiettivi per la ripresa degli interventi, rallentati da ormai due anni dall'imperversare della pandemia
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di Giovanni Domaschio

MILANO – “Dobbiamo lavorare al 120% per due anni per metterci in pari, lo dobbiamo ai nostri malati”. Così Marco Scatizzi, membro del direttivo dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), riassume alla ‘Dire’, a margine dell’odierna riunione dei coordinatori regionali Acoi, una parte del dibattito del secondo giorno del trentanovesimo congresso nazionale dell’associazione. Sotto il titolo ‘Ritorno al Futuro’, i chirurghi italiani discutono gli obiettivi per la ripresa degli interventi, rallentati da ormai due anni dall’imperversare della pandemia. Questa ripartenza, spiega Scatizzi, passa sì dal Sistema sanitario nazionale, ma a giocare un ruolo fondamentale sono e saranno le singole regioni. “Sappiamo che la ripartizione del fondo è regionale- dichiara- quindi noi abbiamo fatto un enorme lavoro di ricognizione, partendo dalla Sicilia per arrivare al Trentino-Alto Adige per capire a che punto siamo con la ripresa post covid”. Le difficoltà da affrontare per tornare a regime con gli interventi chirurgici, aggiunge Scatizzi, saranno proprio legate agli aiuti messi a disposizione per recuperare. “Ci vogliono chirurghi, anestesisti, infermieri, e le sale operatorie con tutto quel che ci sta dentro. Quindi noi chiediamo a gran voce alle Regioni e al governo di darci questa possibilità, queste risorse, per dare una risposta a questi malati”, conclude il membro del direttivo Acoi. 

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